Alla scoperta del piede per combattere la cellulite

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Alla scoperta del piede per combattere la cellulite
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La cellulite è un inestetismo scientificamente definito come panniculopatia-edemato-fibro-sclerotica ed è causato da un’alterazione delle strutture del tessuto connettivo e si manifesta dando alla pelle l’aspetto della tanto temuta “buccia d’arancia” che si alterna a rigonfiamenti di varia entità. La cellulite è un’alterazione progressiva che si distingue in tre fasi:

  1. Fase edematosa

  2. Fase fibrosa

  3. Fase sclerotica

Nella fase edematosa vi è la presenza di ristagno dei liquidi nei tessuti, accompagnato da un senso di pesantezza degli arti inferiori.
Nella fase fibrosa vi è un aumento del volume delle cellule adipose e la presenza di piccoli noduli. In questo secondo stadio il tessuto connettivo di sostegno, sotto un’azione di compressione perde la sua naturale elasticità e determina l’insorgere dell’effetto a “buccia d’arancia”.
Nella fase sclerotica l’alterazione dello strato connettivo si enfatizza dando luogo alla formazione di noduli adiposi duri e dolenti al tatto.
Molti però ignorano che il processo degenerativo è in gran parte causato da una problematica posturale.
Il centro benessere attento all’evoluzione delle soluzioni contro la cellulite non esclude trattamenti di rieducazione posturale con l’utilizzo del plantare attivo KS Medical, in sinergia ai tradizionali trattamenti in cabina.
La rieducazione posturale del piede risulta essere di fondamentale importanza nella risoluzione della cellulite in quanto la pianta del piede è considerata un vero e proprio “cuore periferico” capace di sviluppare una forza di propulsione centripeta sul sangue e sulla linfa.
Inoltre è da considerare che:
il tessuto connettivo del nostro organismo non è un tessuto amorfo di riempimento, ma è il tessuto che possiede l’intelligenza ed il controllo dell’architettura tridimensionale di tutto il nostro organismo, sia nella sua interezza, che in ogni singolo segmento, non escluso lo spazio che ogni singolo organo ed apparto deve occupare in relazione spaziale e di contatto con gli altri, contigui e continui.
E’ l’unico a svolgere a tempo pieno l’attività antigravitazionale che ci permette l’omeostasi, per tre motivi fondamentali:

1. Non va incontro ad acidosi metabolica, e quindi può lavorare 24 ore su 24.
2. La sua attività si esprime come resistenza all’accorciamento
3. è l’unico tessuto interno che possiede del meccanocettori sensibili alla pressione ed alla trazione, simili a quelli presenti nella cute.

 

di Carolina Apuzzo

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