L’amore per i figli

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L’amore per i figli
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Lettera ai grandi
Ti prego uomo grande, non togliermi la fantasia.
Mi hai tolto il verde di un prato, il fresco profumo di un fiore, il rumore e il respiro del vento tra i rami. Mi costringi a giocare su finti prati e a guardare il sole con toppe di palazzi attaccate.
Per la fretta del tuo domani, del poi, mi hai tolto anche i tuoi sorrisi, le tue parole.
Ti prego uomo grande non togliermi la vita…
non voglio essere un grande senza illusioni e senza sogni.
Ti prego grande uomo non togliermi la fantasia.

Anche questo mese continuerò a trattare il rapporto Genitori/Figli e vorrei chiedere ai genitori: “Come miglioriamo l’autostima dei nostri figli? Cosa facciamo per farli crescere più sicuri e responsabili?”
In un corso di PNL (Programmazione Neuro Linguistica) di Alessio Roberti, si parlava proprio di questo: Come aiutare i nostri figli a credere di più in se stessi.
L’autostima dei bambini è strettamente legata al giudizio delle altre persone.
 Il modo in cui i genitori, gli insegnanti e i coetanei li vedono, spesso, diventa il modo in cui vedranno loro stessi. E questo avviene sia nel bene sia nel male. Come possiamo aiutare bambini e ragazzi a proteggersi dalle influenze esterne?
Come insegnare loro a fidarsi delle proprie opinioni e punti di vista?
Ci sono domande grazie alle quali possiamo aiutare i bambini a sviluppare un “sistema personale di giudizio” ovvero un metodo di valutazione basato sui loro valori e gusti, piuttosto che su quelli degli altri.
Grazie a queste domande li aiuteremo a credere di più in se stessi.
Quali sono? Eccole: E tu cosa ne pensi? Tu come la vedi? Sei d’accordo? E poi quest’altra, che trovo bellissima:
Che cosa è importante per te?
Attraverso questi interrogativi stimoleremo i nostri figli a pensare con la propria testa e quindi a dipendere meno dall’opinione degli altri. Solo in questo modo li aiuteremo a rafforzare la propria autostima, proteggendoli da chi, in modo consapevole o meno, rischierà di ferirli. Mi sembra di averlo già scritto in un altro articolo di qualche anno fa, ma voglio ribadire il prossimo concetto ancora una volta.
Le parole che usiamo per descrivere gli altri, contribuiscono a crearne l’identità: Cosa accade nella mente di un ragazzino se a scuola si sente dare continuamente del somaro o dell’incapace o dello stupido?
Vorrei raccomandare a tutti noi genitori, insegnanti ed educatori, di poter sì criticare i comportamenti negativi dei nostri bambini, ma senza mai esprimere giudizi sulla loro identità, correndo il rischio così di etichettarli negativamente.
Non diciamo mai ad un bambino: “Sei stupido”, “Sei cattivo” o “Non sei capace”, ma piuttosto: “Hai fatto una stupidaggine”, “Ti sei comportato male” e “Non ci stai riuscendo”, perché potrebbe iniziare a crederci e a trasformare le nostre parole nella sua realtà.
Critichiamo pure gli sbagli, è il nostro compito, ma, se vogliamo il bene dei nostri figli, non facciamoli mai sentire sbagliati! Ricordiamo sempre che le nostre parole su di loro hanno un grande peso e, a volte, possono essere dei macigni che non si toglieranno più, provocando insicurezze, paure e frustrazioni.
Sul web ho trovato un’altra storia che mi ha fatto molto riflettere e vorrei condividerla con voi, soprattutto con tutti quelli, e sono tanti, che ormai si lasciano travolgere dalla corsa verso il successo e dai ritmi frenetici del lavoro, perdendo di vista i veri valori della vita.
“Un bambino, chiede a suo padre quanto guadagna in un’ora e il padre prima non vuole rispondergli e poi su insistenza del figlio, gli dice 100 $ all’ora. Il bambino, un po’ intimorito e con la testa rivolta verso il basso chiede al padre:
Mi presteresti 50 $?
Il padre si arrabbia pensando che il figlio volesse quei soldi per comprarsi qualche stupido giocattolo o qualche altra cosa senza senso, perciò gli risponde di no e lo manda a letto in camera sua, invitandolo a riflettere sul perché stesse diventando così egoista.
Dopo aver ripensato ancora come il bambino avesse potuto fare una domanda del genere solo per chiedergli soldi, si calma ed inizia a pensare che forse c’era qualche motivo per cui il figlio aveva davvero bisogno di comprare qualcosa d’importante e allora va in camera sua e si scusa dicendogli che forse era stato troppo duro e gli da i 50 $.
Il piccolo bambino si siede subito e comincia a sorridere. “Oh, grazie papà!” Dopo, da sotto il suo cuscino tira via delle banconote stropicciate. L’uomo vide che il bambino aveva già dei soldi e inizia ad infuriarsi di nuovo. Il figlio comincia lentamente a contare i suoi soldi e dopo guarda il padre che gli chiede: “Perché vuoi altri soldi se ne hai già”? Il figlio risponde: “Perché non ne avevo abbastanza, ma adesso si”. Ora ho 100 $. Posso comprare un’ora del tuo tempo? Per favore vieni prima domani. Mi piacerebbe cenare con te.”
Il padre resta impietrito. Abbraccia il suo bambino e implora di perdonarlo”.
Ricordati di non lasciare che il tempo ti scivoli via tra le mani senza averne speso un po’ con le persone più importanti, quelle vicino al tuo cuore. Ti ricorderai di condividere che 100 $ valgono il tuo tempo con la persona che ami? Se noi non ci fossimo più, la società per cui lavoriamo, in pochi giorni, ci potrà facilmente sostituire, ma la famiglia e gli amici che ci lasciamo dietro sentiranno la perdita per il resto delle loro vite.

 

di Ernesto Lupacchio

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