Una donna indossa le sue lacrime come gioielli

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Una donna indossa le sue lacrime come gioielli
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Non è mai esistito un grande uomo che non abbia avuto una grande madre.
Olive Schreiner

Questo articolo non è dedicato alle donne per elogiarle e divinizzarle bensì a noi uomini che troppo spesso ci lasciamo travolgere dalla quotidianità senza apprezzare gli angeli che abbiamo accanto, vivendo e prendendo come dovuto tutto ciò che fanno per noi. Invece non è così; e il primo sono io che non mi rendo conto sempre del lavoro, dei sacrifici e di tutto ciò che le donne della mia vita fanno per me. Ho deciso perciò di ringraziarle pubblicamente, per tutte le volte che non ho saputo farlo direttamente.
Le donne vanno sognate, desiderate, amate e soprattutto capite, perché sono la parte migliore di noi uomini. E invece sono sempre più frequenti notizie di violenza su di esse. Provo un forte senso di vergogna per la categoria di noi maschi, quando apprendo di violenze che giornalmente subisce il sesso debole nella nostra società.
Oggi in Italia, purtroppo, ogni tre giorni una donna viene uccisa da un marito, un fidanzato, un compagno o ex compagno di anni di vita, padri di figli cresciuti insieme.
Mi chiedo “perché una donna, adulta e libera, alla prima sberla, al primo spintone o anche alle prime parole selvagge, non allontana da sé per sempre l’uomo che la sta minacciando e offendendo? Perché continua a restargli accanto, fingendo che non stia succedendo a lei e raccontando il giorno dopo a figli, colleghi e amici che non è successo niente, ma semplicemente che ha di nuovo sbattuto contro la porta?”.
La violenza domestica è la prima causa di morte nel mondo per le donne tra i 16 e i 44 anni: si contano più vittime di quelle degli incidenti stradali, delle malattie : è una tragedia vera e propria che parla a tutti.
È importante ricordare che nei momenti di rabbia tutti possiamo usare parole provocatorie, oltraggiose o sprezzanti, possiamo agire con comportamenti fuori luogo, tuttavia a tali comportamenti dovrebbero seguire rimorsi e pentimenti. Invece spesso accade che nel rapporto di coppia un litigio forte non sfocia solo in un impeto d’ira momentaneo, ma si arriva ad un costante e intenzionale tormentarsi e tormentare con l’obiettivo di sottomettere l’altra persona e mantenere il proprio potere e controllo, esercitando così la cosiddetta “violenza psicologica” prima di passare alla “violenza fisica” vera e propria.
Nella speranza che prima o poi si finisca di far vivere nel terrore le nostre donne, vi riporto le parole sante di Papa Francesco che ha così definito il gentil sesso:
“Per capire una donna bisogna prima sognarla: ecco perché la donna è il grande dono di Dio, capace di portare armonia nel creato. Tanto che a me piace pensare che Dio ha creato la donna perché tutti noi avessimo una madre. È la donna che ci insegna ad accarezzare, ad amare con tenerezza e che fa del mondo una cosa bella. E se sfruttare le persone è un crimine di lesa umanità, sfruttare una donna è di più di un reato e un crimine: è distruggere l’armonia che Dio ha voluto dare al mondo, è tornare indietro”.

Ecco invece una bella storiella che deve farci riflettere e farci fare un esame di coscienza (a noi uomini) quando ci rapportiamo e confrontiamo con le nostre amate.

Due amici a casa chiacchierano del più e del meno, uno di loro si lamenta con l’altro perché la moglie non lo ringrazia quando lui aiuta in casa. La risposta dell’amico è fantastica e gli dice:
“Vado un attimo a lavare i piatti rimasti nel lavabo.”
L’amico lo guarda esterrefatto come se gli avesse detto che stava per costruire un’astronave.
Gli dice ammirandolo, ma anche un po’ perplesso:“Buon per te che aiuti tua moglie, quando lo faccio io, mia moglie non lo apprezza. Ho lavato in terra l’altra settimana, neanche un grazie.”
E l’altro… Sono tornato a sedermi con lui e gli ho spiegato che io non aiuto mia moglie.
Come regola, mia moglie non ha bisogno di aiuto, ha bisogno di un socio.
Io sono un socio in casa e per via di questa società divido le mansioni ma di certo non si tratta di un supporto nella casa.
Io non aiuto mia moglie a pulire casa, perché ci abito anch’io e bisogna che pulisca anch’io.
Io non aiuto mia moglie a cucinare, perché anch’io voglio mangiare, e bisogna che cucini anch’io.
Io non aiuto mia moglie a lavare i piatti dopo cena, perché ho usato questi piatti anch’io.
Io non aiuto mia moglie con i figli, perché sono anche figli miei ed è il mio ruolo essere padre e genitore.
Io non aiuto mia moglie a stendere o piegare i panni, perché sono anche vestiti miei e dei miei figli.
Io non sono un aiuto in casa, sono parte della casa.
E per quanto riguarda l’apprezzare, gli ho chiesto quando è stata l’ultima volta che, dopo che lei ha finito di pulire casa, fare il bucato, cambiare lenzuola ai letti, fare la doccia ai figli, cucinare, organizzare etc. le hai detto grazie? Ma un grazie del tipo: WOW! Moglie mia! Sei fantastica!
Ti sembra assurdo? Ti sembra strano?
Quando tu, una volta al secolo hai pulito per terra, ti aspettavi come minimo un premio d’eccellenza con tanto di gloria e pubbliche relazioni…Perché? Ci hai mai pensato, amico?
Forse perché per te è scontato che tutto ciò sia compito suo? Forse ti sei abituato che tutto questo viene fatto senza che tu debba alzare un dito?
Allora apprezza come vorresti essere apprezzato tu, nella stessa maniera e intensità.
Porgi una mano, comportati da vero compagno, non come un ospite che viene solo a mangiare, dormire, lavarsi.
Sentiti a casa, a casa tua”.

So bene che scrivendo questo articolo avrò contro tutta la categoria dei maschi che (come me) non fanno nulla nelle mura domestiche…ehh che vuoi farci, ogni tanto dobbiamo pur soccombere anche noi.

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