A proposito di migrazioni

Da sempre, gli uomini si sono spostati da una regione all'altra, da un continente all'altro per ragioni diverse. Una di queste migrazioni di cui abbiamo una conoscenza abbastanza oggettiva, è quella che riguarda il nostro continente, l'Europa

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A proposito di migrazioni
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Diceva Schelling (insieme a Fichte ed Hegel massimo esponente dell’Idealismo tedesco dell’Ottocento), che “l’arte è l’organo della filosofia”. Intendeva dire che attraverso un’opera d’arte (poesia, romanzo, musica, pittura, e oggi anche cinema, ecc.) si può comprendere un’epoca o un evento storico più compiutamente che con il solo pensiero. Per tal motivo fu smentito da Hegel, il quale riteneva che la comprensione estetica della realtà è parziale, e che solo con il procedere razionale (filosofia) si può spiegare la storia.
Ora, al di là della loro diatriba, è pur vero che tantissimae realtà e vicende umane possono essere comprese attraverso l’opera d’arte. Si pensi a quanto siano serviti la narrativa e il cinema a smascherare gli orrori dei campi di concentramento nazisti. Si pensi a quanto abbia contribuito la scrittrice armena, Antonia Asrlan, a far conoscere, soprattutto attraverso il suo romanzo “La masseria delle allodole”, la sofferenza degli armeni (un popolo intero) cacciati dai turchi dalla loro terra.
Ma si pensi a cosa non è stato capace di dirci Giotto di Francesco d’Assisi, Dante di Firenze e dell’Italia del Trecento, Michelangelo della Controriforma cattolica con l’apoteosi della Sistina, Picasso dell’io diviso dell’uomo contemporaneo e così via. Ci sono, tuttavia, eventi storici che nessuna opera d’arte potrà mai “raccontare” in tutta la loro complessità e drammaticità. Uno è senza dubbio l’olocausto nazista. Anche le migrazioni di popoli non sono contenibili interamente nelle opere d’arte, tantomeno sono riducibili alle panzane ideologiche e strumentali dei manipolatori di coscienze che possono diventare (o sono) i politici. Le migrazioni costituiscono una costante ineliminabile della vicenda umana. Gli uomini non sono pezzi da museo (pure questi ormai si spostano). Da sempre, talvolta inspiegabilmente, si sono spostati da una regione all’altra, da un continente all’altro per ragioni diverse. Una di queste migrazioni di cui abbiamo una conoscenza abbastanza oggettiva, è quella che riguarda il nosto continente, l’Europa, nei primi secoli della nostra era, quando, l’esercito più potente del mondo che aveva assoggettato stati e popolazioni considerate imbattibili come i Cartaginesi, si trovò del tutto impotente a fronteggiare l’immane e incontenibile ondata dei cosiddetti barbari spinti dai mongoli nel sud-ovest del continente, vanificando l’opera di costruzione romana.
I barbari (Attila dirà pure qualcosa) nel giro di pochi decenni misero in ginocchio uno dei più grandi imperi di tutti i tempi e il suo esercito. Quello che ne conseguì in termini di saccheggi, violenze, distruzioni e quant’altro è davvero impossibile da descrivere. Le popolazioni che non riuscivano a mettersi al riparo nelle ville dei signori, venivano decimate, le loro abitazioni rase al suolo. L’Europa era un grido continuo. Eppure l’intelligenza ebbe poi la meglio sulla barbarie. Le periodiche incursioni coincisero con i primi passi del Cristianesimo, appena uscito da un secolare conflitto con le istituzioni romane, in seguito a dei compromessi, artefice principale l’imperatore Costantino. L’incontro tra cristianesimo e romanesimo, tuttavia, non era stato affatto facile. Ma, come si diceva, l’intelligenza aveva avuto la prevalenza sulla conflittualità permanente. Meno facile sembrava poter vincere i germani con l’intelligenza, rozzi e selvaggi com’erano, pronti a maneggiare la clava senza alcuna mediazione possibile. Ma il contatto con i cristiano-romani superstiti (e non erano pochi), gradualmente li indusse non solo a riconoscere la loro superiorità culturale, ma soprattutto ad appropriarsene. C’è anche da sottolineare l’intelligenza del mondo romano-cristiano nel lavoro di dirozzamento, di graduale comprensione e collaborazione, seguito al rigetto, quasi naturale, di un mondo tanto diverso. Gli storici analizzando quel periodo così drammatico sostengono che esso, nonostante i prezzi umani altissimi, sia stato la culla del Medioevo, nato, pertanto, da una grande sintesi tra romanesimo, cristianesimo e germanesimo, di cui il barbaro Carlo Magno, imperatore del Sacro Romano Impero, diventerà l’emblema. Più vicino a noi è l’ondata di europei (inglesi, spagnoli, francesi, portoghesi, olandesi) che invase le Americhe, distruggendo popolazioni e culture secolari. Le madre-patrie inviavano nelle terre conquistate quella che oggi chiameremmo la feccia, cioè delinquenti, ex-detenuti, criminali di ogni sorta, ladri, assassini. La storia ha poi provveduto, in quei luoghi, a prendere la strada della civiltà.
E che dire delle migrazioni forzate di schiavi dall’Africa? Che dire della disumanità del colonialismo africano e asiatico? Come si vede e si sa, è difficile tenere la gente a casa propria. Difficile anche ospitarla per la difficoltà della convivenza. Solo l’intelligenza, oggi come ieri, ci potrà salvare.

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