Ma Dio è veramente morto?

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Ma Dio è veramente morto?
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Spesso si sente dire, parlando di Nietzsche, da parte di chi non lo conosce, che il filosofo tedesco si è assunto la grave responsabilità di avere ucciso Dio. Due domande: ma sappiamo veramente chi è Dio? Si può uccidere Dio? Se solo si pensasse all’etimologia della parola Dio, si vedrebbe che ciò è impossibile. “Il tema deiwo – rappresenta la più antica denominazione della divinità collegata con la nozione di luce. Essa si conserva in tutte le aree culturali”, (Giacomo Devoto: Avviamento all’etimologia italiana) da Dievas a Jovis, fino a theos e dies. La parola Dio, dunque, significa Luce. Si può spegnere la Luce? Certo che no e neanche Nietzsche poteva farlo. Evidentemente egli parlava d’ altro, quando annunciò ne “La gaia scienza” la morte di Dio. Il problema è che nella parola Dio, lungo il corso dei secoli, è stato depositato di tutto, dalle cose più eccelse a quelle più meschine e sulla sua “bocca” gli uomini hanno posto parole tra le più assurde e contraddittorie. Dio, cioè Colui che non è assolutamente rappresentabile, è stato raffigurato nelle maniere più bizzarre e paradossali. All’interno delle varie culture è stato trasformato in mallevadore delle visioni del mondo (filosofie), delle morali, dei luoghi comuni e dei pregiudizi, come delle “scienze”, anche quando queste di scentifico non avevano nulla se non il nome. Garante delle leggi, degli odi tra i popoli, delle guerre. Delle chiese come dei partiti. Ha giustificato tutte le menzogne, le sopraffazione e le ipocrisie. Ha benedetto la caccia alle streghe e al libero pensiero. Ha diviso gli uomini tra ottimi e pessimi, tra chi detiene il potere e chi ne è asservito, tra maschi e femmine, bianchi e neri e gialli e rossi, eterosessuali e omosessuali; tra chi avrebbe più diritto di vivere e chi di meno. Ha protetto eserciti opposti, ciascuno credendo che egli fosse dalla propria parte. Invocato persino nei delitti più atroci, nei roghi come nelle camere a gas.
Ma Dio non è, non può essere così. Questo è un Dio “umano, troppo umano”, per usare le parole dello stesso Nietzsche, anzi, subumano, un fantoccio manovrato dagli uomini, un manichino su cui sono stati posti gli abiti più impensabili e terrificanti. Un Dio a cui non si affiderebbe neanche una formica. Egli, se esiste, si trova aldilà di ogni pensabilità umana. È, come direbbe il filosofo Plotino, l’Indicibile, l’Ineffabile.
Essendo “figlio” e prodotto della cultura occidentale con la sua immagine deformata di Dio, contro questa immagine Nietzsche impugna la spada. Oltretutto perché questo Dio, da creatore della vita, è stato trasformato in principio mortificatore e negatore della vita. Nietzsche sosteneva che, se questo Dio mostruoso non muore all’interno delle coscienze e della cultura, non può nascere l’uomo nuovo, quello che egli chiamava il Superuomo. Un uomo cioè libero da pregiudizi e condizionamento e in grado di determinare la propria vita e i propri valori.
Un grande filosofo, teologo, scrittore, Padre Ernesto Balducci, morto prematuramente circa una ventina di anni fa in un incidente stradale, ebbe a scrivere sulla sua rivista “Testimonianze”, che senza la “forte” e dissacrante filosofia di Nietzsche, egli non avrebbe potuto e saputo “purificare” la sua concezione di Dio e del mondo.

 

di Domenico Casa

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