Udite udite!!! Intolleranza ai suoni

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Udite udite!!! Intolleranza ai suoni
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Nelle molteplici campagne di prevenzione sui problemi d’udito, ho riscontrato negli anni un notevole incremento di disturbi da ridotta intolleranza ai suoni.
Per alcuni pazienti ho dovuto gestire:

IPERACUSIA

Disturbo del sistema uditivo caratterizzato da una ipersensibilità ed una intolleranza ai suoni. Il soggetto iperacusico pur avendo un udito normale percepisce i suoni come acuti e più forti. Di conseguenza anche rumori quotidiani o ambientali causano fastidi e, talvolta, dolori fisici; i casi più gravi da trattare hanno componente fonofobica.

MISOFONIA

È una ridotta tolleranza al suono, dove i soggetti sono di solito infastiditi così tanto, da perdere le staffe e infuriarsi per l’esposizione ad un suono ritenuto dagli altri normale. Possono provare fastidio nel sentire chi si taglia le unghie, chi mastica, il respiro di altri, e altri rumori simili.

La ridotta tolleranza ai suoni comprende un insieme di disturbi uditivi oltre l’iperacusia e la misofonia, abbiamo anche la fonofobia e lo shock acustico.
Nel presente articolo ci occupiamo di iperacusia, lasciando un approfondimento sulla misofonia nel prossimo articolo.
Dunque l’iperacusia, come già detto, è una ridotta tolleranza a suoni ordinari che vengono percepiti come molto intensi, diventando la causa di elevati livelli di stress. Il persistere di tale situazione può avere ripercussioni sulle attività quotidiane sia lavorative che ricreazionali.
Può essere associata a condizioni irritative del nervo cocleare, come avviene nelle lesioni del nervo facciale o nelle infiammazioni trigeminali. Altre volte può essere un fenomeno soggettivo di origine emotiva o psicologica, ad esempio si può osservare sia nell’isteria che nell’autismo. In un certo numero di casi si rileva l’associazione con alterazioni patologiche delle cellule acustiche presenti nella coclea. Si riscontra con una prevalenza del 10%-15% nella popolazione generale, mentre nei bambini e negli adolescenti i dati sono variabili, con valori compresi tra 3,2% e 17,1%. Pur avendo una notevole incidenza, in letteratura sono presenti pochissimi studi sull’iperacusia, che spesso non viene diagnosticata o sospettata. I maggiori esperti di iperacusia hanno dato negli anni differenti interpretazioni sulla genesi e sulle caratteristiche del disturbo. Un’ipotesi pone in primo piano alterazioni del sistema di elaborazione dei suoni a livello cerebrale come causa dell’anomala sensibilità dei soggetti iperacusici. Sono stati descritti quattro sottotipi di iperacusia: loudness, annoyance, fear e pain hyperacusis.

  • La loudness hyperacusis si verifica quando suoni di moderata intensità sono giudicati come molto forti rispetto alla percezione di una persona normale.
  • L’annoyance hyperacusis è responsabile di una reazione emotiva preminentemente negativa.
  • La fear hyperacusis si manifesta con una risposta avversa ai suoni, con un atteggiamento di evitamento.
  • La pain hyperacusis si associa ad una sensazione dolorosa per esposizioni a livelli di suono inferiori a 120 dB SPL. In alcuni pazienti possono essere presenti contemporaneamente diversi sottotipi di iperacusia.

L’iperacusia non va confusa con la fonofobia (paura del suono), con la misofonia (ipersensibilità a suoni specifici) e con lo shock acustico. Lo shock acustico colpisce lavoratori esposti ad uno stimolo uditivo per molte ore al giorno (come nei call center) e si presenta con otalgia, acufeni, vertigini ed ovattamento auricolare. In alcuni casi lo shock acustico e l’iperacusia possono far parte di una patologia più complessa denominata Tonic Tensor Tympani Syndrome – TTTS.
La Tonic Tensor Tympani Syndrome è caratterizzata da un’aumentata impedenza del sistema timpano-ossiculare, dovuta ad un’anomala tensione del muscolo tensore del timpano che ha la funzione di modificare l’elasticità della membrana timpanica. Un’alterazione nella soglia del riflesso del muscolo tensore del timpano provoca un’anomala e precoce contrazione del muscolo, evocando la sensazione di una pulsazione nell’orecchio in seguito all’esposizione ricorrente a suoni potenzialmente traumatici.

La triade iperacusia, perdita di udito e acufeni è un’associazione spesso sottovalutata, causa di disagio fisico e mentale per milioni di pazienti.
Restano aperti ancora molti dubbi sulla correlazione fra questi tre sintomi, anche se presentano certamente una base fisiopatologica comune. In particolare, un’alterazione delle cellule ciliate cocleari (come avviene dopo un trauma acustico) può portare ad una perdita uditiva che è alla base dell’elaborazione di un messaggio neurale incongruo, che i centri corticali delle vie uditive rimodellano e adattano in maniera impropria. Questi fenomeni compensativi neuroplastici sono causa di una risposta abnorme della corteccia uditiva, con conseguente iperacusia.
L’iperacusia, sebbene possa essere associata ad una patologia cocleare, va comunque differenziata dal recruitment. I pazienti iperacusici possono infatti mostrare una sensibilità estrema ai suoni forti anche in presenza di una capacità uditiva ed otoemissioni acustiche normali, a differenza di soggetti con recruitment i quali presentano una soglia del fastidio più bassa del normale ma sempre associata ad ipoacusia cocleare ed otoemissioni acustiche alterate. Inoltre il 60% di soggetti affetti da iperacusia presenta anche acufeni.

Le possibili cause di iperacusia sono molteplici. Tra le ipotesi più accreditate ricordiamo le alterazioni nel metabolismo della serotonina (5HT), un aumentato rilascio del neurotrasmettitore glutammato in risposta a stress e ansia, un deficit del sistema uditivo efferente (vie efferenti mediali), un aumento del centrai gain nel sistema uditivo e l’iperattività del sistema limbico (amigdala). Nonché nella Sindrome di Minor oltre ad una molteplicità di altre patologie.
Per diagnosticarla, si sottopone il paziente ad un’accurata anamnesi, volta a ricercare un’eventuale concomitanza con altre forme di ipersensibilità (luce, tatto, allergia, etc.). Vanno ricercati disturbi ormonali, psicologici/psichiatrici, episodi flogistici ricorrenti dell’orecchio medio ed eventuali traumi acustici e cranici. Inoltre devono essere indagate abitudini quali l’utilizzo frequente di tappi auricolari e situazioni di evitamento nei confronti di una possibile esposizione sonora in ambienti rumorosi.
Poi si passa ad un otomicroscopia, esame audiometrico, impedenzometrico.
In risposta a suoni di basso volume i pazienti iperacusici mostrano elevati livelli di attività neurale delle vie uditive, simili all’attività evocata da suoni molto forti nelle persone normali.
Le reazioni dei pazienti con iperacusia sono di norma esagerate, con LDL sempre ridotto.
Le principali indicazioni terapeutiche, nel caso non sia individuata una causa specifica, si basano sulla Tinnitus Retraining Therapy – TRT (counseling direttivo e terapia sonora), che si pone come obiettivo la desensibilizzazione acustica del paziente con iperacusia tramite utilizzo quotidiano di generatori di suono, e sulla terapia cognitivo-comportamentale (CBT), associata o meno all’uso di un generatore di suono. Indicazioni importanti consistono nell’aiutare il paziente ad evitare atteggiamenti di tipo ossessivo o fobico, come il ritirarsi in ambienti silenziosi riducendo in tal modo i rapporti sociali, ed evitare l’uso abituale dei tappi auricolari o altri sistemi di protezione. In conclusione, la variabilità soggettiva del disturbo e l’associazione con numerose patologie indicano la necessità di approfondire adeguatamente l’epidemiologia e le cause dell’iperacusia, in modo da determinare quali strumenti diagnostici siano i più adatti per potere stabilire un protocollo terapeutico secondo criteri standardizzati.

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