Stimolazione Linguistica: il Progetto Providence Talks!

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Stimolazione Linguistica: il Progetto Providence Talks!
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Sarebbero 21.000 le parole che ogni giorno sin da neonati dovremmo sentire, affinchè il vocabolario si possa sviluppare al meglio.
Parte da questo presupposto l’insolita iniziativa di Angel Taveras, sindaco della città di Providence, un piccolo stato del New England: il progetto Providence Talks (febbraio 2014) ha lo scopo di valutare il linguaggio in rapporto alle diverse classi sociali, verificare cioè se esiste una connessione tra povertà di linguaggio e di portafoglio ed intervenire attivamente per colmare il divario culturale.
Le prime ricerche in tal senso risalgono al 1995. Un gruppo di psicologi dell’infanzia per circa 3 anni visitò per un’ora al giorno le case di alcuni bambini e registrò le loro occasionali e casuali conversazioni con i genitori. L’analisi di quasi 1500 ore di conversazione diede risultati sconcertanti. Le differenze sociali e di reddito erano alla base di una diversa competenza lessicale che si poteva sintetizzare in un numero: 30mila.

[alert_box style=”message” close=”yes”]Le differenze sociali e di reddito sono alla base di una diversa competenza lessicale che si può sintetizzare in un numero: 30mila [/alert_box]

Tante infatti le parole in più che, arrivati all’età di 3 anni, i bambini cresciuti in famiglie culturalmente e socialmente più elevate, avevano ascoltato, appreso e memorizzato rispetto ai coetanei appartenenti ad ambienti meno privilegiati.
E non si trattava della cura o dell’accudimento più o meno amorevole, che risultava indipendente dalla classe sociale di appartenenza: l’analisi rigurdava unicamente il linguaggio. Lo studio evidenziava come genitori meno abbienti parlassero meno in casa, forse perchè stanchi, infiacchiti da doppi turni o lavori notturni o forse semplicemente perchè nessuno gli avesse mai detto quanto potesse essere importante.
Dalle registrazioni emergeva inoltre che famiglie socialmente più elevate mostravano più attenzione al linguaggio, più ricco di aggettivi e verbi al congiuntivo. Al contrario l’interazione linguistica genitori-figli nelle famiglie meno agiate risultava più sintetica ed a cattere per lo più disciplinare ed imperativo. La disuguaglianza culturare sembrava poi accompagnare le famiglie e gli individui nelle successive generazioni, si evidenziava sui banchi di scuola e potenzialmente nella futura vita lavorativa.
Nel 2012 l’ex sindaco di New York, Bloomberg indisse un concorso per i comuni: chi avesse proposto una strategia nuova per combattere l’emergenza “degrado sociale ed economico”, si sarebbe accaparrato i 5milioni di dollari in palio. Taveras partecipò e vinse, presentando un programma per risolvere la povertà lessicale che, a partire dalla prima infanzia, condanna per la vita i figli dei più disagiati.
Providence è una cittadina difficile da tanti punti di vista, devastata dalla povertà e dalla cattiva amministrazione e governata fin a quel momento da personaggi quanto meno discutibili.
Taveres eredita la carica di sindaco da Vincent “Buddy” Cianci al suo sesto mandato, nonostante una condanna a 5 anni di reclusione per estorsione e violenze (aveva bruciato con una sigaretta le palpebre dell’amante della moglie).
Con in tasca i 5 milioni di dollari, Providence ed il suo nuovo sindaco riescono a dare finalmente il via ad un programma di stimolazione linguistica. Si chiama L.E.N.A., acronimo di “Language Environment Analysis“, e continua ancora oggi, nonostante la poltrona di sindaco sia di nuovo occupata dal boss Buddy Cenci. Coinvolge un numero crescente di famiglie; si stima oltre 2000 nel 2016.
Sin da piccolissimi i bambini più disagiati della comunità indossano un microregistratore (il L.E.N.A.,appunto!) che viene raccolto e sbobinato da esperti con cadenza settimanale. I risultati dell’analisi, poi discussi con i familiari, evidenziano come le conversazioni siano scarne.

[alert_box style=”message” close=”yes”]I genitori ricevono indicazioni al fine di aumentare le occasioni e la qualità dei dialoghi[/alert_box]

I genitori ricevono indicazioni al fine di aumentare le occasioni e la qualità dei dialoghi, spegnere la TV, potenziare la lettura e cantare con i propri figli. Gli esperti incoraggiano ad utilizzare frasi più ricche, a sostituire lo sbrigativo “Dormi” con un’espressione più articolata “È tardi! Bisogna riposare. Ti accompagno a letto e ti rimbocco le coperte.”.
Il bambino sarà sicuramente troppo piccolo per capire il significato delle singole parole, ma giorno dopo giorno le depositerà nella sua memoria e saranno i pilastri del suo vocabolario, che conterà ben 30mila parole in più. Non è detto che diventi ricco, ma almeno avrà la capacità di spiegare, in maniera lessicalmente impeccabile, il perchè.
È ancora troppo presto per valutare i risultati del Providence Talks, ci vorrà ancora qualche anno.
Nel frattempo, cari genitori, parliamo, parliamo parliamo!!!

 

di Mariarosaria D’Esposito

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