Manca poco al Natale!!!

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Manca poco al Natale!!!
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Guardandomi attorno inizio a vedere una gran fermento, i negozi iniziano a colorarsi di rosso, blu, verde, oro e argento. Ovunque mi giri si notano palline, rami, e giocattoli… anche il tempo sembra adeguarsi. Se fino a qualche giorno fa sembrava estate ecco finalmente un’ aria frizzante che aiuta a tuffarci nel clima natalizio… Questo è il periodo dell’anno che più richiama il clima familiare, il momento in cui ci si può riappropriare del tempo da trascorrere con i propri figli, con varie attività come quella di costruire il calendario dell’avvento per contare i giorni che ci separano all’arrivo di Babbo Natale, preparare l’albero, costruire addobbi ecc.
I bambini di oggi sono molto diversi da come eravamo noi… più decisi, più svegli, più furbi… ma come aiutarli a vivere un nuovo magico Natale? Prima di tutto ci sarebbe bisogno di ridare importanza alla festa religiosa, spiegare la nascita di Gesù, non pensare solo ai regali. Non bisognerebbe far fare liste chilometriche di giocattoli, evitando così di confondere il bambino dando più importanza alla quantità anzicchè alla qualità del dono.
Spiegare che Babbo Natale non può portare troppi regali visto che ci sono tanti altri bambini… il protagonista indiscusso di questa festa resta in ogni caso lui: BABBO NATALE.
Una magia condita dall’attesa trepidante e al mattino presto dalla corsa per scoprire i doni lasciati sotto l’albero. Un mito che non sbiadisce ma è giusto dire la verità ai propri figli, relegando nella soffitta della fantasia il proprietario di renne, slitta e laboratorio di giocattoli? Un dilemma che non pochi genitori si pongono e sul quale sono state condotte addirittura ricerche psicologiche approfondite.
Secondo gli esperti, il bambino realizza da solo e senza bisogno di una chiara presa di posizione dei genitori che il leggendario Santa Claus è appunto un’illusione fantastica, che non c’è un vecchietto in Lapponia in grado di far arrivare a destinazione nel tempo record di una notte i regali chiesti da miliardi di bimbi. Un’impresa più da supereroi che da uomini panciuti e in là con l’età.
L’addio a Babbo Natale avviene più o meno intorno ai 5-7 anni, concordano gli scienziati, perché fino ad allora i più piccoli sono sostenuti dal pensiero magico. Il consiglio dunque, è di non bruciare le tappe e lasciare che il rito dei regali che si materializzano sotto l’albero si ripeta.
Il dibattito sul momento più giusto e sull’opportunità di sfrattare Babbo Natale è aperto.
Si può però dire con certezza che bisogna porsi il problema di rivelare la non esistenza di Babbo Natale quando il bambino ha raggiunto un’età in cui diventa difficile continuare a credere senza incorrere nello scherno o nelle critiche dei propri compagni di giochi. Il rischio è che dietro questa ostinazione nel difendere il mito di Babbo Natale ci sia la voglia di rimanere ancorati alla fantasia, rimandando il confronto con la realtà». L’età “giusta”? Secondo gli esperti «superati i 9 anni» la persistenza della magia di Babbo Natale «diventa un segnale di infantilizzazione, immaturità, educazione incompleta».
Insomma, è giusto usare dei simboli nella sfera affettiva, ma con un timing preciso. Lo psichiatra definisce Babbo Natale «un referente simbolico interessante e utile a rafforzare l’atmosfera emotiva del Natale per il bambino e la sua famiglia». E il consiglio per i genitori è di evitare bruschi scontri con la realtà. Non si mandano i sogni di un bimbo in frantumi soprattutto quando, fino a quel momento, si è fatto credere con grande intensità a una fantasmagorica figura. In altre parole tanto più il piccolo è attaccato alla figura di Babbo Natale, tanto più il trauma di una brusca verità causerà contraccolpi a livello emozionale. Il suggerimento è dunque di usare prudenza e morbidezza in questi casi. Se, invece, nell’ambiente familiare si è sempre dato poco peso al mito di Santa Claus il trauma sarà minore.
È comunque importante che i bimbi realizzino da soli qual è la verità. Nell’attesa, meglio non creare situazioni conflittuali in cui un genitore offre una visione realistica e l’altro prolunga il sogno di un mondo abitato da elfi, renne e un caro vecchietto carico di regali.

 

di Daniela Caiafa

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