Voglio i giochi come quelli di mamma e papà

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Voglio i giochi come quelli di mamma e papà
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Durante le vacanze di Natale mi sono soffermata a guardare come giocano i bambini oggi… bhe!

Si può quasi dire addio alle vecchie care bambole, costruzioni di legno e a incastro, al didò, per far spazio ai Nintendo, WII, play box, tablet… chi più ne ha più ne metta! Mi ha sorpreso vedere bambini con una manualità eccezionale se dovevano utilizzare mouse e altri aggeggi, ed essere poi incapaci di disegnare o costruire qualcosa.

Bambini che a stento parlano utilizzare un linguaggio tecnico ed essere consapevoli di cos’è il touch screen ecc… allora ripenso all’importanza dei vecchi giochi. Il gioco svolge un ruolo chiave nello sviluppo del bambino dal punto di vista cognitivo, affettivo e sociale. Nel gioco spesso il bambino imita ciò che accade nella realtà “facendo finta di”: oggetti, azioni, situazioni presenti vengono utilizzati come simboli per rappresentare qualcosa che non è presente ma che si può immaginare. Il gioco simbolico, per la cui analisi il riferimento è lo psicologo Jean Piaget, è una fase fondamentale della vita del bambino a partire dai 12/15 mesi d’età e si protrae fino ai 6/7 anni. Si tratta di una forma di gioco che, attraverso la finzione, porta il bambino a sperimentare, mettere in atto, accrescere tutte quelle abilità che lo qualificheranno come persona. è proprio dal concetto di “finzione” che deriva il termine “simbolico”, perché un oggetto o un’azione vengono utilizzate per rappresentare qualcos’altro. Nel gioco simbolico, gli oggetti sono interpretati in funzione dell’immaginazione.

E’ il momento in cui il gioco da pura attività fisica e sensoriale diventa narrazione, rappresentazione, interpretazione. Uno scatolone di cartone diventa una casa, una nave, un lenzuolo posto su due sedie diventa una stanza di un castello, un bastone un fucile, un cuscino un animale feroce… L’imitazione è un altro aspetto caratteristico di questa fase evolutiva. Nell’imitazione, spesso molto “sentita”, delle attività e dei ruoli degli adulti il bambino esprime, mette alla prova, comprende le dinamiche di relazione e sperimenta emozioni e sentimenti. Inizialmente giocare con le bambole è un’attività molto ricercata da tutti i bambini, maschi e femmine indistintamente. Molti papà non vedono di buon occhio il loro piccolo ometto che gioca con una bambola, ignorando il fatto che è un importante tappa dello sviluppo del bambino, dove si identifica nella figura di riferimento pricipale. Il bambino fa finta di… con questo gioco esprime il proprio vissuto, descrive ciò che lo circonda dal suo punto di vista, esternando il modo in cui lui stesso recepisce il mondo affettivo che lo circonda.

I giochi di travestimento permettono al bambino di far finta di essere una principessa, un cavaliere… Winnicott descrive l’attività ludica come un propulsore dell’impellente bisogno umano di armonizzare e ri-comporre il proprio mondo interno con i vincoli della realtà esterna, Bruner rivolge la propria attenzione al gioco in relazione ai processi di apprendimento, mettendo in luce come le diverse attività di gioco proposte a bambini e ragazzi incidano in modo determinante sulle capacità di attivare:

  1. strategie per la ricerca di soluzioni a problemi, nel caso di compiti ben strutturati e finalizzati al raggiungimento di obiettivi predefiniti;
  2. procedure euristiche, per orientarsi in situazioni non ben definite e finalizzate a uno scopo preciso.

Laeng, infine, riprendendo una concettualizzazione piagetiana, dà rilievo alla funzione del gioco quale mediatore del passaggio dalla fase di egocentrismo, tipica della prima infanzia, alla fase di decentramento, prerequisito essenziale per attivare tutte le forme di apprendimento socializzato e socializzante.

Non a caso il gioco, supportato dalla fantasia e dall’immaginazione, diviene un formidabile strumento di anticipazione, di previsione e di ipotesi. Con questo articolo vorrei far capire che è importante che i nostri bambini siano al passo con i tempi, che debbano saper utilizzare tutte le tecnologie che ci propongono, ma non dobbiamo mai lasciare che questi prendano il soppravvento abbandonando i cari vecchi giochi che permettono e aiutano la crescita emotiva e cognitiva.

 

di Daniela Caiafa

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