Mutismo selettivo

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Mutismo selettivo
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Il mutismo selettivo è una patologia ancora poco conosciuta in Italia, nonostante sia stata scoperta alla fine dell’800, gli studi e la ricerca su quest’argomento sono stati trascurati.
Cos’è il mutismo selettivo? È un disturbo complesso legato all’ansia sociale, caratterizzato dall’ impossibilità per un bambino di esprimersi e comunicare in modo tranquillo in alcuni contesti sociali, principalmente a scuola. D’altra parte però, questi bambini riescono a parlare normalmente in situazioni in cui si sentono sereni. Il mutismo selettivo è una vera e propria ansia da comunicazione. Il grado di ansia del bambino in una situazione, determina la sua capacità a comunicare in quel momento. Più sarà rilassato e più riuscirà a comunicare. Meno sarà rilassato e più intuirà l’aspettativa da parte degli altri che lui parli, più sarà difficile per lui comunicare. L’aspettativa genera un aumento dell’ansia. È stata creata una scala di valutazione per definire la capacità di comunicazione del bambino, che può collocare il disturbo del bambino in base al livello d’ansia.
La scala di comunicazione SM-SCCS si suddivide in 3 livelli:

  • Livello 0 assenza di comunicazione;
  • Livello 1 comunicazione non verbale che si suddivide in:
  1. 1.A = risponde indicando con il dito,
  2. 1.B = prende l’iniziativa
  • Livello2 comunicazione verbale
  1. 2.A = reagisce producendo dei suoni
  2. 2.B = inizia lo scambio attirando l’attenzione di un’altra persona.

Per poter ottenere dei miglioramenti i primi obiettivi da raggiungere sono:

  • Far capire il problema al bambino
  • Far accettare il problema
  • Valutarlo insieme

Bisogna creare una scala per valutare il grado d’ansia che crea una situazione sociale.
La valutazione va da 3 a 0. 3 la cosa per lui è spaventosa \ difficile, man mano che si scende 2,1,0, il compito è sempre più facile.
Un’altra strategia è quella di non focalizzare l’attenzione sulla parola parlare così si riduce l’aspettativa, e anche perché il bambino da un valore negativo a questo termine utilizzato tantissimo e che gli provoca ansia. Questi bambini, di base ansiosi, hanno bisogno di più tempo per sentirsi a suo agio e adattarsi alla nuova situazione. Quindi qualsiasi cosa deve fare si deve preparare con anticipo.
Bisogna far in modo di ridurre le aspettative perché il solo dire “buon giorno”, “ciao” richiede sforzo e tempo. Il bambino con M.S. non si comporta così perché vuole attirare l’attenzione, o per avere il controllo sui familiari, ma attraverso il mutismo controlla la situazione. Non lo fa per vendicarsi ma è in uno stato d’ansia e ha difficoltà a gestire le emozioni. Per facilitare il bambino bisogna assicurare: ordine, routine e coerenza. Per aiutare i bambini affetti da questa patologia si devono definire degli obiettivi, alcuni stabiliti con i bambini stessi, altri, invece, non detti: cioè decisi dai genitori, insegnanti, terapeuta. Sono strategie con lo scopo di aiutarlo a progredire.
È consigliabile definire gli obiettivi “giochi”: in questo modo, associando il gioco al divertimento, i bambini non si sentono minacciati da questo approccio. Gli obiettivi concordati con il bambino stabiliscono la sequenza logica delle tappe nel trattamento. I bambini si sentono più sicuri “controllando” le procedure terapeutiche.
Una tecnica può essere l’uso della tabella con adesivi o semplici crocette come rinforzo positivo, premiando il bambino stimolano il raggiungimento degli obiettivi attraverso una leggera sollecitazione. Per alcuni bambini un adesivo è sufficiente a compiacerli. Però può essere più efficace dare un privilegio, che sono qualcosa di tangibile e di reale. Ogni 5\10 adesivi raccolti il bambino riceve un privilegio o un premio, andare a dormire più tardi, invitare un amico a casa ecc… il rinforzo positivo è un metodo che permette al bambino di sentirsi bene, di ricevere un riconoscimento per un lavoro effettuato, ed è un modo per incoraggiarlo a raggiungere i suoi obiettivi. Un altro aiuto può arrivare dall’intermediario verbale può essere: una persona, un peluche, un pupazzo, che può aiutare a trasferire la parola in un certo ambiente.
I bambini che hanno istaurato una relazione serena con una o più coetanei, il sussurrare o il parlare con loro può comparire spontaneamente, dopo un certo periodo. Questo passaggio permette l’estendersi della verbalizzazione anche ad altri.
Anche a scuola si possono adottare della strategie per aiutare a creare una buona relazione con la maestra. Per esempio permettere alla mamma di trascorrere del tempo nella classe con il figlio e la maestra prima dell’arrivo dei bambini, durante questi momenti non è necessario che il bambino interagisca con la maestra, può stare con la mamma attribuendo così un valore meno ansiogeno a quel luogo. Così da disimparare dei comportamenti (non parlare a scuola).
Per la valutazione del bambino si può registrare la lettura e poi ascoltarla in classe, se d’accordo. Il lavoro con questi bambini è lungo e c’è bisogno di collaborazione da parte di tutti, ma non dimentichiamo che sono bambini che soffrono e con loro anche le famiglie. Ma tutti insieme possono aiutare questi bambini a liberarsi dalla paura, e farsi una vita normale.

 

di Daniela Caiafa

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