La pubalgia

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La pubalgia
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Per la medicina dello sport, fisiatrica ed ortopedica la pubalgia è una tendinopatia di natura infiammatoria che interessa le inserzioni pubiche dei muscoli adduttori della coscia a causa del sovraccarico funzionale o di microtraumi ripetuti.
Per la medicina osteopatica la pubalgia è un’alterazione dell’equilibrio delle strutture osteo-articolari, fasciali e muscolari che confluiscono sul bacino ed in particolare sulla sinfisi pubica. Può essere traumatica o cronica. Nel primo caso il meccanismo traumatico modifica i rapporti articolari delle iliache (anteriorità, posteriorità, apertura, chiusura, superiorità) alterando la biomeccanica delle stesse. Questa alterazione causa tensione nei legamenti della sinfisi pubica e nelle inserzioni tendinee degli adduttori. Qui il trattamento osteopatico prevede quindi di ristabilire il giusto equilibrio tra il bacino e le strutture articolari e muscolari che interagiscono con esso.
Nel caso in cui la pubalgia sia cronica si vanno a considerare gli eventuali squilibri tra le catene cinetiche muscolari che prendono inserzione sul pube e sull’ischio. Un eccesso o un deficit di una o più catene, come ad esempio un ipertono dei muscoli ischio-crurali oppure un’ipotonia dei muscoli addominali, crea un’alterazione della mobilità’ delle articolazioni del bacino con conseguente sovraccarico dei muscoli adduttori. In questo caso oltre alle manipolazioni sono indicate anche sedute di rieducazione posturale (mezieres) per il riequilibrio delle catene muscolari, seguiti da esercizi mirati per il potenziamento muscolare (addominali).
A queste cause biomeccaniche funzionali e per comprendere a fondo i meccanismi di questo processo patologico non possiamo tralasciare l’aspetto psichico ed emotivo. Le cinque leggi biologiche scoperte dal dott. Hamer ci aiutano a comprendere come il nostro corpo si comporta in seguito ad un conflitto emotivo. Per le 5 leggi biologiche la pubalgia è la fase di riparazione delle inserzioni tendinee in un processo di riparazione biologico sensato diretto dal cervello. La causa di tale riparazione è un trauma (stiramento/distrazione dei muscoli adduttori dell’anca) o una necrosi tendinea dovuta ad un periodo di autosvalutazione.
Il cervello produce riduzione di tessuto (necrosi) quando l’individuo non riesce in una particolare funzione motoria (fase simpaticotonica).
Questo “sentito di autosvalutazione” andrà a tradursi nel corpo nella gestualità propria in cui l’individuo l’ha percepita:
Gestualità motoria: non essere in grado di trattenere o lasciare andare un partner come ad esempio un genitore, un fratello, un figlio, o il partner sessuale.
Gestualità sportiva: non essere in grado di trattenere la palla o di dribblare.
Risolto il conflitto di non riuscire (autosvalutazione) il cervello ripara la necrosi con una fase restitutiva/cicatriziale (fase vagotonica) rappresentata da falda di versamento miofasciale, dolore e riduzione della funzione muscolare. Il dolore verrà percepito quindi dopo la risoluzione del conflitto emotivo (psichica), nella fase di ricicatrizzazione (nel corpo) dei tessuti e strutture interessate. Questo processo organico sarà di intensità e durata proporzionale alla fase conflittuale di autosvalutazione.

 

di Michele Trapani

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