Cosa è in grado di “sentire” il feto?

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Cosa è in grado di “sentire” il feto?
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Contrariamente a quanto si crede il bambino non cresce solo fisicamente all’interno dell’utero materno.
L’utero non è un “contenitore buio” e privo di stimoli, è anzi un’ottima scuola per il feto, il quale cresce in esso anche a livello cerebrale sviluppando importanti capacità percettive e di apprendimento ed imparando a conoscere indirettamente, durante i 9 mesi, il mondo che circonda la sua mamma.
Il feto è continuamente stimolato da rumori, suoni, voci, odori e luci che provengono dall’utero, dal corpo materno e dall’ambiente esterno.
Le capacità sensoriali del feto (che gli consentono di apprendere) si sviluppano prestissimo, nelle prime settimane di vita, lo sviluppo degli organi di senso inizia fin dal concepimento e si perfeziona durante la gestazione ed è lineare e “cronologico” come per gli altri mammiferi (tatto equilibrio – sistema vestibolare- olfatto gusto udito vista).
Per cui, in base a quanto detto, se il feto ha capacità sensoriali, è anche in grado di “interagire” con la propria madre e capire già da embrione cosa succede nel mondo che lo circonda.
Il programma genetico definito dall’incontro dei gameti viene quindi ad essere arricchito dal VISSUTO del feto in utero e la qualità dello sviluppo fetale dipende dagli stimoli esterni e dalle sensazioni ed emozioni che il bimbo vive in utero, che lo “FORMANO” proprio come se fosse già nato.
Ogni esperienza della madre diviene esperienza del bambino e va a costruire quel bagaglio di ricordi indelebili che plasmano la personalità futura del feto.
È chiaramente deducibile quindi che per garantire il benessere fetale non basta “curare” la gravidanza come una malattia, ma anzi diventa necessario in assenza di patologie materno-fetali considerare la gravidanza come una condizione del tutto fisiologica, un tempo privilegiato in cui la coppia contribuisce al benessere psico-fisico del proprio bambino.
La madre deve essere aiutata in gravidanza non solo “a stare in salute”, ma anche ad avere un buon rapporto con se stessa, con il partner e soprattutto con il proprio bambino.
Il feto attraverso le sue capacità di apprendimento percepisce chiaramente l’interessamento dei genitori e si sente amato e non solo portato ed attraverso le sue capacità relazionali risponde a suo modo ai segnali inviati dai genitori.
Il linguaggio madre-bambino è per ogni madre diverso, ma per essere efficace deve essere caratterizzato dall’espressione dell’amore e del desiderio di divenire genitore.
Il legame che si crea con il feto non è esplicito ma fatto di carezze, colpetti, parole dolci, qualunque cosa che consenta ai genitori di entrare in sintonia con il proprio cucciolo.
Il bambino non comprende il significato delle parole ma capisce chiaramente l’amore dimostratogli dal tono della voce dei genitori, dagli ormoni trasmessi, dai battiti cardiaci e dagli atti respiratori materni, dall’armonia che si crea tra mamma e papà.
Tutti questi stimoli “positivi” determinano una buona crescita neuro funzionale, cerebrale, fisica e motoria del feto in quanto le esperienze materne sono legate a risposte ormonali e a neurotrasmettitori che arrivano direttamente al cervello del feto.
Di contro esperienze “negative” ed un’esposizione prolungata del feto agli ormoni dello stress influenzano negativamente la crescita fetale e potrebbero alterare lo sviluppo di alcuni sistemi ed apparati fetali.
Condizioni di importante stress materno a livello fisico o psichico possono determinare anomalie dello sviluppo fetale, alterazioni placentari e/o del liquido amniotico o ancora problematiche che si manifestano sul bambino a lungo termine soprattutto a livello comportamentale.
Diviene quindi fondamentale informare la coppia adeguatamente sulle fasi di sviluppo fetale, sulle dinamiche che interessano la gravidanza, il parto ed il postparto, al fine di fornire un valido sostegno alla genitorialità e di rendere la coppia consapevolmente informata e “protagonista” di questo magico evento.
Inoltre se per qualunque motivo durante la gravidanza mamma e papà non sono riusciti a mettersi in “comunicazione” con il proprio bambino, si può recuperare.

“La nascita non costituisce né l’inizio della vita né la fine della gestazione, ma rappresenta una complessa ed importantissima serie di mutamenti funzionali che servono a preparare il neonato per il passaggio dalla gestazione intrauterina a quella extrauterina…
Fra le necessità più importanti del neonato vi sono i segnali che riceve attraverso la pelle, suo primo mezzo di comunicazione con il mondo esterno..”
(ASHELY MONTAGU)

 

di Angela Maria Flinio

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