Ansia e attacchi di panico: la chiave nell’infanzia

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Ansia e attacchi di panico: la chiave nell’infanzia
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L’ansia è la malattia del nostro tempo, frettoloso ed iper-tecnologico, poco “a misura d’uomo”. Nasce come reazione istintiva al pericolo, necessaria a fronteggiarlo, ma subdolamente si può trasformare in uno stato d’animo persistente che toglie gioia alla vita, dà sintomi psichici e fisici, limita le relazioni. Tra le condizioni predisponenti sembra ci sia un’infanzia infelice, con un “attaccamento non sicuro” nei confronti dei genitori, la sicurezza del cui amore quando siamo piccoli ci rende invece “resilienti” alle difficoltà della vita. Se un bambino immagazzina sin dai primi mesi di vita un modello interno di una persona che si prende cura di lui in maniera sensibile e affettuosa, sviluppa il concetto di essere meritevole di amore e attenzione, indipendentemente poi dalle vicissitudini della vita. Di qui la nostra grande responsabilità verso i minori. La vita di oggi, particolarmente stressante, rende i genitori meno capaci di offrire un “porto sicuro” di riserva di affetto e sostegno ai propri figli, i quali a loro volta si trovano ad affrontare situazioni esistenziali sempre più complesse e ansiogene. L’ingigantimento dei problemi di salute attraverso il tam tam dei media, la poca disponibilità di tempo che rende i genitori sempre più ansiosi e insicuri, la perdita della memoria storica di ciò che è normale nell’infanzia con l’affermarsi della famiglia “nucleare”- solo i genitori e i figli – fanno sì che il padre e la madre siano concentrati oggi solo sul benesserre materiale e fisico dei propri figli, perdendo l’occasione di entrare in contatto intimo e reale col loro universo emotivo, col rischio di crescere un individuo poco incline ad auto-esaminarsi ed iper-concentrato sugli aspetti fisici, organici, fragile ed ansioso. La più tipica e grave manifestazione dell’ansia è l’attacco di panico, che ha come possibili conseguenze l’agorafobia e l’evitamento di situazioni pubbliche (fobia sociale). Un attacco di panico è un momento di paura o disagio acuti ed intensi, tipicamente con un inizio improvviso e durata variabile dai 2 agli 8 minuti; raramente la durata è maggiore, dalle due alle tre ore, e possono susseguirsi più attacchi consecutivi. I sintomi possono includere tremori, respirazione superficiale ed iperventilazione, sudorazione, nausea e conati di vomito, vertigini, parestesie (sensazione di formicolio o intorpidimento alle mani, al viso, ai piedi o alla bocca), tachicardia, aumento della pressione arteriosa, cecità temporanea, sensazione di soffocamento o difficoltà di respirazione e affanno (dispnea), dolori al petto e al braccio sinistro (come nell’infarto), reazioni vasomotorie (rossore al viso e al petto, vampate di calore o brividi di freddo), cefalea, confusione mentale, vertigini, stordimento, pianto e grida o incapacità di parlare, in un circolo vizioso dove i sintomi mentali accrescono i sintomi fisici, e viceversa. Gli attacchi sono improvvisi, non sembrano provocati da un evento specifico e spesso lasciano il soggetto debilitato, spossato, sfinito, dolorante a causa della contrazione dei muscoli e fortemente scosso. La maggior parte delle persone che soffre di attacchi di panico riferisce paura di morire, di “impazzire” o perdere il controllo su emozioni e comportamento. L’esperienza generalmente provoca un forte bisogno di evitare o scappare dal posto in cui comincia l’attacco, e porta a cercare aiuto presso servizi sanitari d’emergenza, convinti di essere vittima di un grave malore. A volte possono presentarsi i cosiddetti “campanelli d’allarme” come una sensazione d’ansia, agitazione, paura che capiti qualcosa di disastroso, affanno, respirazione corta e confusione mentale. Dal punto di vista fisiopatologico, l’attacco è scatenato dalla paura, che porta al rilascio di adrenalina, la quale causa la cosiddetta risposta “combatti o fuggi”, come se il corpo si preparasse ad un’attività fisica importante, il che comporta una frequenza cardiaca accresciuta (tachicardia), una respirazione rapida (iperventilazione) e la sudorazione. L’attivazione di tutti questi meccanismi senza la reale necessità di impegno in un’attività fisica vigorosa scatena altri fenomeni neurovegetativi legati soprattutto all’abbassamento dei livelli di anidride carbonica nel sangue per l’iperventilazione, in un circolo vizioso in cui l’ulteriore rilascio di adrenalina alimenta e peggiora i sintomi. Le persone che hanno avuto un attacco di panico, per esempio mentre stavano guidando, facendo shopping in un negozio affollato o in ascensore, possono sviluppare paure irrazionali, chiamate fobie, riguardo alle situazioni dove hanno avuto paura e cominciare ad evitarle. Alla fine, lo schema di evitamento e il livello di paura di un nuovo attacco, possono costringere l’individuo a limitare sempre più le sue prestazioni, come guidare, lavorare o perfino uscire fuori casa. Generalmente l’età di esordio degli attacchi di panico è compresa tra i 15 e i 35 anni. Le donne sono da 2 a 3 volte più colpite dei soggetti di sesso maschile, ma si sta registrando un aumento soprattutto tra manager e professionisti. La terapia farmacologica si basa sugli ansiolitici benzodiazepinici in abbinamento ad antidepressivi di nuova generazione (SSRI). Fondamentale però è la terapia psicologica. Un certo beneficio può derivare da rimedi naturali, da abbinare come coadiuvante a terapie psicologiche e farmacologiche, e sempre da utilizzare su indicazione del Medico riguardo a dosi e tempi di assunzione. Ad esempio, passiflora, tiglio, camomilla, melissa, valeriana, biancospino hanno effetto rilassante e sedativo; l’iperico ha azione anti-depressiva e aumenta la secrezione di melatonina che regola il ritmo sonno-veglia. Il Rescue Remedy dei fiori di Bach, composto da 5 fiori Clematis, Impatiens, Rock Rose, Cherry Plum e Star of Bethelhem, viene consigliato come rimedio di emergenza al momento della crisi. Molte persone traggono poi beneficio dalle pratiche yoga di rilassamento e respirazione, o dai massaggi con oli essenziali. Anche l’alimentazione è importante, evitando caffè, the, cacao, alcolici e apportando abbondantemente vitamine del gruppo B, vitamina E, calcio e magnesio.

 

di Carlo Alfaro

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