Binge eating disorder

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Binge eating disorder
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Le feste natalizie sono alle porte. Ci aspettano luci, regali e tavole imbandite. Molti di noi metteranno da parte i propositi di un regime alimentare sano e si lasceranno tentare dalle delizie tipiche del Natale. Attenzione, però, per molte persone un’abbuffata è qualcosa di abbastanza innocuo: un cedimento, uno strappo alla regola, un eccesso di autoindulgenza. Per altre persone, invece, l’abbuffata è un vero problema ed indica una completa perdita di controllo.

Come si fa a distinguere tra un alimentazione eccessiva da un vero disturbo da binge-eating?
Il disturbo da Binge Eating è un disturbo alimentare con causa psicologica, spesso correlato a sovrappeso e obesità. La caratteristica principale di questo disturbo sono i ricorrenti episodi di abbuffate in assenza di metodi estremi del controllo del peso. Le abbuffate hanno due elementi sempre presenti: il quantitativo di cibo assunto è percepito come eccessivo e, nel momento dell’assunzione del cibo, c’è una sensazione di totale perdita del controllo. Dunque, le persone affette da questo disturbo soffrono di frequenti attacchi di fame che portano a consumare grandi quantità di cibo. Questi episodi sono percepiti dalla persona come non desiderati e incontrollabili. I primi momenti di un’abbuffata possono essere piacevoli: la persona può assaporare a pieno il gusto e la consistenza del cibo. Tali sensazioni, però, non durano a lungo…spesso sorgono sentimenti molto forti di disgusto. Solitamente, il cibo viene ingurgitato in fretta e accompagnato da una forte agitazione motoria. La maggior parte delle abbuffate è composta da cibi che la persona cerca di evitare: cibi dolci e che riempiono. L’esperienza di perdita del controllo, come anticipato prima, è una delle caratteristiche principali del disturbo: le persone descrivono la sensazione di essere in una sorta di trance durante un’abbuffata.
Quando nella vita di tutti i giorni eccediamo con il cibo, la maggior parte delle persone considera l’episodio come un peccato di gola, al massimo prova rimorso. Solitamente la persona può decidere di compensare mangiando di meno o facendo più esercizio fisico, i comportamenti di compensazione si fermano qui. Le persone che soffrono di binge eating hanno “postumi” ben diversi: subito dopo l’abbuffata possono sperimentare sensazioni positive e di sollievo che ben presto, però, si trasformano in sentimenti di colpa, depressione, vergogna e disgusto. Le conseguenze fisiche dannose comprendono disturbi cardiaci e circolatori (alta pressione sanguigna, ictus, attacchi cardiaci), dolori articolari e diabete.
Diversi sono i trattamenti usati per questo tipo di disturbo e vanno dalla psicoterapia, al trattamento farmacologico, all’ospedalizzazione.
In ambito psicoterapeutico, il trattamento più diffuso e con alta efficacia è una forma specifica di Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) sviluppata da Christopher Fairburn a Edimburgo. Questo trattamento nasce, all’origine, per i pazienti affetti da bulimia nervosa, ma poi è stato esteso a tutti i disturbi che riguardano il comportamento alimentare. La CBT affronta il problema del Binge eating in modo sistematico, utilizzando una sequenza pianificata di interventi: inizialmente si utilizzano tecniche educative e comportamentali per aiutare la persona a riprendere il controllo sul cibo; la fase successiva mira ad affrontare la tendenza a mettere in atto abbuffate per far fronte ad eventi stressanti o a emozioni negative; la fase finale si concentra sul mantenimento dei progressi e sulla prevenzione delle ricadute. La CBT è una delle psicoterapie maggiormente studiate nell’ambito della ricerca clinica e nel complesso, i risultati di tali ricerche indicano che la CBT ha una buona e rapida efficacia sul binge eating.
Un approccio molto importante, che si sta facendo sempre più strada nella pratica clinica, è quello del “Mindful eating” che integra la mindfulness nella pratica dell’alimentazione, insegnando a mangiare in modo regolato e consapevole. A tal proposito, mi riservo di raccontarvi qualcosa in più sul Mindful eating in un prossimo articolo.

di Luisa Buonocore

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