La paura del proprio corpo

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La paura del proprio corpo
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Il corpo fisico altro non è che l’aggregazione più densa della nostra energia e, quindi, è importante quanto il nostro spirito che lo abita. Ma la nostra cultura la pensa diversamente, e produce pesanti condizionamenti in questo ambito.
Il nostro corpo ci dice, attraverso funzioni importantissime quali la sessualità, la capacità di generare, il rapporto con il cibo e l’ascolto delle emozioni, cosa serve al nostro ‘involucro’ per funzionare in modo ottimale. La finalità è quella di mantenerlo sano e in equilibrio attraverso il nutrimento che gli diamo e il movimento che gli facciamo fare, ma non solo; esso ci dà informazioni su cosa trova ‘piacevole’, una sensazione legata già alle primissime fasi della vita del neonato e dunque vitale per la nostra qualità di vita, sia fisica che psicologica. Il corpo ci permette di ‘sentire’, mettendoci in contatto con i moti più profondi del nostro essere. Peccato che, tra questa comunicazione e l’ascolto da parte nostra dei suoi messaggi, spesso si frapponga la paura: invece di fare attenzione a quello che il nostro corpo, nella sua infinita saggezza, ci chiede, la paura fa emergere idee, giudizi, pensieri di colpa o di peccato. Invece di ascoltare la meravigliosa e semplicissima precisione di queste informazioni, spesso la cultura dominante considera il corpo come un freno, un ostacolo, se non addirittura una fonte di trappole. E’ evidente che, solo se noi siamo in equilibrio, riusciamo, tramite un ascolto energetico, a decodificare correttamente e velocemente i messaggi inviati dal nostro corpo. In caso contrario, specie quando siamo pesantemente condizionati dalla società e dalla religione, si crea una specie di black-out che oscura le preziose informazioni inviate dal corpo, e i tabù, insieme ai pregiudizi, prendono il sopravvento.
Per uscire da questo impasse partiamo dal presupposto che il nostro corpo ci invia messaggi elementari del tipo ‘mi piace, non mi piace’, ‘lo voglio, non lo voglio’, ‘sento, non sento’. Sono informazioni destinate a farci sapere cosa ci serve per sopravvivere, attraverso la scelta del cibo adatto alle nostre esigenze nutrizionali del momento, o per indicarci ciò che il nostro corpo trova piacevole, attraverso l’attrazione sessuale, o quello che sente in termini emozionali. In uno stato equilibrato, tutto dovrebbe essere naturale, spontaneo, chiaro. Ma la cultura dominante mistifica e distorce l’infinita sapienza naturale e ancestrale del corpo, (attraverso le istituzioni educative principali quali la famiglia, la scuola, la Chiesa ma anche della farmacologia moderna che promette a tutti (a causa del dio danaro), di ritornare subito efficienti, sani e forti, quando il nostro corpo si permette di dire una parola ammalandosi, magari anche di un banale raffreddore). Allora, via via, in maniera perversa, impariamo a controllare i messaggi del nostro corpo giudicandoli inopportuni, scomodi, talvolta socialmente disdicevoli o, peggio, fonte di perdizione. In questa dicotomia la paura la fa da padrona, ha gioco facile, e ci fa perdere le informazioni più importanti per il nostro benessere.

La paura di desiderare e di essere desiderabili

Ancora oggi, nella nostra società apparentemente così disinibita, il primo grande tabù è quello della sessualità. Dal punto di vista energetico, invece, tutto è molto lineare e semplice: il nostro corpo sa se qualcuno ci attira sessualmente o, al contrario, quando non è così. Non c’è nulla di disdicevole in questo, è l’eterna danza della vita che ci dà indicazioni chiare: se proviamo desiderio per qualcuno, ogni cellula del nostro corpo lo sa. Ma quando arriva l’informazione in maniera chiara, ecco che la paura si scatena. Accettare le indicazioni del nostro corpo spesso ci ingenera un senso di malessere perché non ci rendiamo conto di temere la forza del nostro desiderio ed anche perché si crea subito un conflitto interno con i tabù che sono ormai radicati nella coscienza. Così, ricevendo i messaggi del corpo, invece di accoglierli con gioia, ci sentiamo imbarazzati, li neghiamo, li rimuoviamo o li sottovalutiamo. Secoli di cultura repressiva in questo campo ci hanno insegnato a diffidare di ciò che ci dà piacere, e a censurarlo come pericoloso e fuorviante. La ragione di questo timore è il millenario condizionamento che ci porta a credere che il corpo sia ‘meno degno’ di altri aspetti del nostro essere, quali la mente e lo spirito, e ci sentiamo a disagio a usarlo e a rispondere alle sue esigenze. Il corpo è stato demonizzato invece di essere considerato un ‘tempio’, quale è, e noi ci siamo persi nella dicotomia tra spirito e materia. Il risultato della paura è la vergogna. Dunque diventa importante accettare l’informazione corporea senza giudicarla, reprimerla o ignorarla e, soprattutto, senza mistificarla attribuendole altri significati, come l’abitudine di rivestire il sesso con l’amore, un sentimento socialmente più accettabile. Questo crea fraintendimenti e aspettative che, per definizione, verranno disattese, facendoci sentire inadeguati e sbagliati. A parte la pesantissima influenza culturale in questo ambito, cosa ci fa veramente paura nell’ascoltare la nostra sessualità? Nelle donne, in genere, il timore maggiore è quello di essere giudicate ‘facili’, come si diceva una volta; negli uomini, di solito, è la paura della ‘performance’, di non essere all’altezza delle aspettative sessuali della compagna, anche se nei maschi di oggi, troviamo anche il timore di essere in intimità con un’altra persona, di farsi avvicinare troppo. Se abbiamo paura di vivere pienamente la nostra sessualità, si innescano meccanismi di vergogna e di controllo che ci fanno perdere in spontaneità e non ci fanno godere di questo aspetto della vita. A causa della paura saremo frustrati e insofferenti, e diventeremo sempre più rigidi fisicamente e interiormente.

Il cibo come nemico

Un elemento importante che riguarda il nostro corpo è il cibo. Il corpo usa una comunicazione semplice e diretta per indicare ciò di cui abbiamo bisogno: la fame. Quando siamo in equilibrio il messaggio del corpo è immediato ed efficiente: abbiamo voglia di un certo cibo e questo indica la carenza di specifici nutrienti che ci mancano in quel momento e che sono contenuti nel cibo che ci ha stuzzicato.
Ascoltando la fame, sapremo sempre ciò che ci serve, mangeremo la giusta quantità, e soltanto quella che soddisfa le necessità del nostro corpo in quel momento. Spesso, tuttavia, questa comunicazione sembra essersi inceppata, sostituita da altre indicazioni fallaci.
Sempre più persone, a volte anche bambini e adolescenti, soffrono di gravi disturbi del comportamento alimentare. E’ segno che, invece di ascoltare il loro corpo, ascoltano la paura del cibo. Perché? Come mai il nutrimento, che per millenni ha sempre avuto una connotazione importante e positiva, d’un tratto è diventato una specie di maledizione? La risposta è semplice: anche in questo caso, ignorando i messaggi che il nostro corpo ci invia, non sappiamo più quale bisogno sia reale e quale indotto e non siamo più in grado nemmeno di riconoscere l’informazione più elementare, poiché essa è sostituita da idee e pregiudizi. Così il cibo diventa uno dei mezzi usati per mascherare i disagi più profondi. Ingurgitiamo smodatamente o rifiutiamo di alimentarci per fugare malesseri che nascono altrove e li traduciamo in desiderio o rinuncia di mangiare.
Quali ad esempio? La paura di non essere sessualmente attraenti o la paura di vivere la nostra sessualità possono rappresentare una ragione di compulsione verso il cibo, ma la ragione sempre presente è il terrore di non essere amati. Per mascherare l’infinito vuoto che sentiamo, ci abbuffiamo con un’incredibile quantità di ‘qualcosa’, in un tentativo senza speranza di colmare le carenze del disamore o dell’insicurezza sessuale. Ingrassando o dimagrendo in modo esagerato, ci proteggiamo o ci mascheriamo, imbruttendoci, così da non essere più oggetti sessuali appetibili. Se non ci sentiamo amati, tentiamo di consolarci di questo immane dolore usando il cibo come modesto surrogato o mettendo strati di grasso a protezione tra noi e il mondo. Oppure diventiamo anoressici nell’illusoria convinzione che, controllando il cibo, potremo controllare la vita e le cose che ci terrorizzano, come la nostra sessualità o la paura di essere abbandonati. Dimentichiamo, a causa della paura, che il corpo è sacro e anche l’atto di nutrirlo dovrebbe esserlo. Anche il cibo è energia, non è un nemico, ma soltanto un mezzo per riportarci al nostro stato naturale di equilibrio.

 

di Bianca Pane

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