“Io mi ritiro” – I figli e la scuola

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“Io mi ritiro” – I figli e la scuola
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L’arco della vita scolastica accompagna i figli da quando sono piccoli fino, generalmente, alla maggiore età, impegnando ogni famiglia a condividere con loro l’articolato e complesso mondo della scuola e a interagire con esso. Nei migliori dei casi, i genitori condividono con i figli palpitazioni e preoccupazioni e, insieme agli insegnanti, affrontano piccole e grandi crisi, trasformandole in opportunità di crescita. La scuola e la famiglia dovrebbero interagire nell’interesse di ogni alunno, di ogni bambino, di ogni ragazzo: occorrono dialogo, conoscenza reale dei fatti, fiducia, collaborazione. Ma non sempre le cose vanno così.

Già il primo ingresso a scuola rappresenta per tutti i bambini e per ogni famiglia una tappa piena di insidie, difficoltà e preoccupazioni, spesso fuori luogo anche se comprensibili. Il primo giorno di scuola, in particolare, rappresenta un forte stress per quasi tutti. Basti pensare che nessuno pensa mai a immortalare con una foto quel giorno irripetibile e in fondo gioioso, e quasi nessuno possiede la fotografia di quando, con il primo zainetto, ha varcato, trepidante e circospetto, il portone della scuola… Eppure quel giorno, più di altri, indica che i bambini si fanno improvvisamente grandi: per diverse ore al giorno escono dal ‘nido domestico’ e cominciano a cavarsela da soli, iniziando un percorso di molti anni sotto la guida degli insegnanti.

Per molti bambini la frequenza della scuola dell’infanzia rappresenta la prima autentica esperienza di socializzazione al di fuori del nucleo familiare e il primo serio impegno di responsabilità e autonomia. Da relazioni sicure e spazi conosciuti si passa, da un giorno all’altro, a nuove figure adulte con cui rapportarsi e ad ambienti alternativi, tutti da esplorare e conoscere.

Normalmente, il passaggio dalla famiglia alla scuola avviene senza grossi problemi: dopo un periodo di ambientazione e qualche pianto, quasi tutti i bambini accettano volentieri la scuola e i maestri. Il passaggio è tuttavia disseminato di rischi e pericoli: i figli infatti, non portano a scuola solamente lo zaino pieno di fogli di carta, quaderni e libri, ma anche i propri vissuti, le preoccupazioni, le paure. Questi stati d’animo tenderanno inevitabilmente ad acuirsi nel momento del distacco dal genitore. Può così accadere che ogni mattina l’ingresso a scuola si riveli problematico: urla, pianti, malesseri fisici (asma, vomito, mal di pancia), rifiuto ostinato di entrare. Evidentemente per alcuni bambini quel momento equivale a un dramma angoscioso da sfuggire in tutti i modi, malgrado l’accoglienza dei maestri e le rassicurazioni dei genitori. In questi casi si è probabilmente in presenza di bambini che in casa soffrono particolari condizioni di difficoltà: liti tra genitori, condizione di ansia della madre, nascita di un fratellino, aspettative troppo elevate rispetto alla carriera scolastica, costituiscono le cause più frequenti di un ‘mal di scuola’ tanto più acuto quanto più disconfermato e non riconosciuto dalla famiglia.

Queste difficoltà possono presentarsi anche quando i figli frequentano le scuole secondarie: a volte gradualmente, altre all’improvviso col conseguente e sonoro “io mi ritiro!” Cambiano le modalità espressive (pianti e urla lasciano sovente il posto a rifiuti più articolati, più pensati, quasi convincenti), ma blocchi e difficoltà possono presentarsi a qualunque età e a qualsiasi livello scolastico.

Il rifiuto di recarsi a scuola o la repentina caduta di rendimento, nascondono quasi sempre il timore di ciò che potrebbe accadere nel momento dell’allontanamento da casa o in caso di delusione delle aspettative dei genitori: il bisogno di non perdere il controllo diventa fortissimo e il braccio di ferro tra genitori e figli può rivelarsi tanto estenuante quanto frustrante per entrambe le parti.

In questi casi, per capire il motivo di tanta tensione, è indispensabile rassicurare i figli con il dialogo, la chiarezza e l’accoglienza delle loro verità profonde. La famiglia potrebbe trovarsi in un momento di difficoltà (una crisi, un’incomprensione, un conflitto coniugale…), che produce atmosfere pesanti vissute dai figli con paura e angoscia, a prescindere dall’età e dalla maturità già acquisita. In questi casi è opportuno rassicurare i figli senza nascondere la realtà conflittuale ma spiegando che i genitori, anche se con qualche lite rumorosa, un po’ di rabbia o qualche silenzio di troppo, stanno tentando di risolvere i loro problemi. E comunque non succederà nulla che possa tradursi in un improvviso abbandono dei figli.

In tutto questo, la scuola non deve essere vissuta come uno spazio-tempo completamente staccato dalla realtà interiore dei figli. La percezione dell’ambiente scolastico da parte di ogni alunno è frutto di una quantità di elementi interni (sicurezza, autostima, autonomia, motivazione) che interagiscono tra loro, e di elementi esterni (atmosfera familiare, legame con i genitori, fiducia, dialogo) che a loro volta influiscono, potenziano o mettono a dura prova, fino a frammentarli, quelli interni. Un figlio a scuola non è un altro individuo. E’ sempre lui, con le proprie potenzialità e i propri limiti, che aumentano o diminuiscono in relazione a quanto succede in famiglia e più in generale nell’ambiente in cui vive.

Per effetto di questa osmosi tra scuola e famiglia occorre che i genitori prestino particolare attenzione e partecipino alla vita scolastica di ogni figlio, creando e attivando opportune collaborazioni con gli insegnanti, senza viverli come una controparte ostile, come spesso invece succede. Quando il rapporto con la scuola diviene problematico, l’aspetto educativo e pedagogico può risentirne. Considerarsi sempre e solo dei buoni genitori alle prese con docenti cattivi e ingiusti (è peraltro frequente anche l’opinione inversa) non favorisce la migliore integrazione dei figli a scuola né un adeguato sviluppo affettivo, cognitivo ed emotivo.

E’ quindi necessario mettere in atto ogni possibile strategia e dimostrare la massima disponibilità per passare dalla contrapposizione alla cooperazione. Solamente cooperando con i docenti diventa possibile affrontare e risolvere piccole e grandi crisi, capire bisogni e difficoltà, decodificare comportamenti e richieste apparentemente singolari per sfuggire così al conseguente rischio di ‘dispersione scolastica’. Genitori e docenti, sia pure con ruoli diversi, hanno infatti in comune lo stesso obiettivo: il benessere dei ragazzi attraverso l’incremento di autonomia, autostima e capacità di costruire e mantenere rapporti significativi. Uno scollamento tra scuola e famiglia circa il raggiungimento di questi obiettivi, causa nei figli difficoltà e confusione nell’introiettare regole e nel seguire indicazioni educative. E’ dovere di ogni docente informarvi circa il profitto, la condotta, le potenzialità, i problemi e i limiti dei vostri figli. Non dovete vivere eventuali giudizi negativi come ferite o insulti: il docente sta solo esprimendo una difficoltà o mettendovi a conoscenza di una situazione problematica. Piuttosto sarebbe bene diffidare di quegli insegnanti sbrigativi che vi liquidano rassicurandovi che va tutto bene ed esibendo voti altissimi e giudizi lusinghieri. Si tratta di collaborare, qualunque sia l’ordine e il grado della scuola, per colmare eventuali lacune o per risolvere momentanei disagi.

Ecco alcuni suggerimenti utili:

  • CONTATTI: recatevi a scuola spesso per parlare con i docenti;
  • INFORMAZIONI COMPLETE: chiedete come ‘stanno’ i figli e non solo com’è il loro rendimento nelle discipline curricolari;
  • COLLABORAZIONE: cercate di affrontare insieme ai docenti eventuali problemi e difficoltà;
  • AUTOREVOLEZZA: mantenete sempre il vostro ruolo, evitando di colludere con i figli giustificandoli sempre al cospetto dei professori;
  • PARTECIPAZIONE: prendete parte in prima persona alla vita della scuola e alle sue iniziative, promuovendo progetti, attività e cultura;
  • SOSTEGNO E VALORIZZAZIONE: ricordatevi sempre che la scuola, pur con i suoi limiti e i suoi difetti, è una struttura al vostro servizio e va quindi sostenuta, migliorandola e valorizzandola, specialmente davanti ai vostri figli.

Allearsi con la scuola, invece di viverla come una controparte, rappresenta il primo passo per indirizzarla sulla strada della qualità.

 

di Bianca Pane

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