Io o lui… meglio NOI

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Io o lui… meglio NOI
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Uno dei cambiamenti più importanti della rivoluzione sessuale degli anni Settanta, è stato il riconoscimento del piacere sessuale della donna. Ciò ha comportato la possibilità per le donne di esperire esperienze diverse, anche fuori da un rapporto di coppia stabile, senza provare disagi e sensi di colpa. Parallelamente a tale cambiamento epocale, tuttavia, si è registrato un aumento della prostituzione a carico dell’uomo e nuove forme di perversioni maschili anche legate al mondo delle nuove tecnologie.
Lo sviluppo di questi studi ha portato la comunità sessuologica a dedurre che l’identità di genere, che orienta il maschio e la femmina nella costruzione della propria identità, resta ancorata a bisogni e motivazioni sostanzialmente differenti. Infatti, gli studiosi della moderna sessuologia concordano nel ritenere che le donne cercano la fiducia del partner e la stabilità nella relazione: è questo il caso in cui esse si rendono maggiormente disponibili sessualmente; gli uomini, invece, hanno bisogno del sesso e sono portati ad amare solo se tale bisogno è preso seriamente in considerazione dalla controparte. Appare, dunque, evidente come l’identità sessuale maschile e femminile, si integrano costantemente tra biologia e cultura: potremo dire che il nostro corpo parla di noi e della nostra storia attraverso tanti codici diversi. Abbiamo parlato di cultura perché tra le influenze più rilevanti a rendere complesso l’oggetto “corpo” c’è proprio il peso notevole dei modelli culturali così diversi tra maschi e femmine. Se per entrambi vale l’idea di un corpo giovane e sempre in forma, rimane invariato il primato della donna che è l’oggetto della bellezza per eccellenza, in grado di attrarre sessualmente e di rendere appetibile la vendita di qualsiasi cosa. La “vista” è la via privilegiata con la quale si attiva la stimolazione erotica del maschio, tanto che tale meccanismo viene ben sfruttato a livello commerciale.
Un altro punto di rilevante differenza tra i sessi viene dagli studi clinico/statistici dai quali arrivano alcune osservazioni che sottolineano il primato dell’erezione attorno al quale ruota l’identità sessuale del maschio “potente”. Le dimensioni del pene, più o meno grande o piccolo, è oggi una fonte di preoccupazione del mondo maschile fin dal periodo della pubertà.
Ciò si verifica perché si tende ad estendere le proprietà fisiche dell’organo genitale all’identità complessiva. In questo tipo di preoccupazione e modalità di pensiero indubbiamente c’è un contesto di competizione tra maschi e modelli culturali che esigono dal maschio di essere invulnerabile e impenetrabile dalle passioni; esattamente all’opposto di ciò che accade per le donne. In alcuni casi, queste diversità si traducono in difficoltà nella relazione con il proprio partner e in ricadute a livello della funzione sessuale.
Ancora un altro punto di profonda diversità tra i sessi, fa riferimento a ciò che in gergo psicologico si chiama “alessitimia”, che sta a indicare un insieme di deficit della competenza emotiva ed emozionale, palesato dall’incapacità di percepire, riconoscere e descrivere verbalmente i propri e gli altrui stati emotivi. Questa caratteristica è molto più presente nel sesso maschile che in quello femminile. Storicamente maschi e femmine hanno avuto ruoli differenti all’interno della famiglia e nella vita di società. Mediamente, la femmina ha potenziato il registro emotivo più del maschio e ha coltivato una maggiore sensibilità verso le emozioni proprie e altrui. Queste diversità sembrano quanto mai presenti quando si è davanti ad un problema della coppia. La donna desidera parlarne fino in profondità, mentre il maschio è proiettato sulle soluzioni pratiche del problema e ritiene i discorsi della donna essenzialmente delle lungaggini talvolta esasperanti.

Nella pratica clinica sembra, in effetti, difficile uscire dal racconto “essenziale” che fa il paziente riguardo il problema sessuale di cui si fa portatore ed è difficile soffermarsi sugli aspetti della relazione che invece sarebbero utili ai fini della valutazione diagnostica.
La sessuologia moderna cerca di intervenire sulle difficoltà presentate dal paziente attraverso un approccio integrato, ovvero, esplorando sia gli aspetti biologici che quelli psico-relazionali. E’ importante che la valutazione sia discussa a livello multidisciplinare (ginecologo, andrologo, sessuologo) e successivamente condivisa dal paziente. Nel caso dell’alessitimico è importante provare a coinvolgere entrambi i partner per approfondire i risvolti del sintomo sulla vita di coppia. Può succedere, infatti, che il paziente sia percepito dal compagno come insensibile al problema e di conseguenza cresca il suo senso di frustrazione e di rabbia per la perdita di attenzione che viene dalla controparte.
Spesso però il soggetto alessitimico non sente il bisogno di rivolgersi allo specialista e questa mancanza di motivazione può rappresentare un ostacolo alla terapia.

Il valore che oggi si attribuisce alla sessualità non ha precedenti, tant’è che vi è una tendenza crescente a confondere la qualità del rapporto sessuale con la bontà complessiva della relazione della coppia. Nonostante ciò, le separazioni delle coppie sono in aumento e gli studi sessuologici ci informano di un incremento delle disfunzioni di natura sessuale, legate anche al calo del desiderio.
Ora, se è implicito nella coppia, il progetto di ridefinirsi a livello di identità maschile e femminile, c’è anche da riconoscere la presenza di due mondi differenti tra loro e talvolta difficili da mettere d’accordo. Ecco allora che la conoscenza dei meccanismi biologici e psicologici implicati nella sessualità di coppia, potrebbe divenire un aiuto nel favorire una maggiore comprensione del problema nell’affrontare le difficoltà di relazione.

In questi casi la terapia con la coppia è la più consigliata, tuttavia, è prevista la possibilità della terapia individuale nel caso di uomini o donne single, oppure in situazioni in cui l’altro partner non sia disponibile.

 

di Olga Paola Zagaroli

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