La balbuzie in età prescolare

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La balbuzie in età prescolare
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Era il lontano 1996 quando, a conclusione del percorso universitario, mi fu affidata una tesi sperimentale sul “trattamento logopedico della balbuzie in età prescolare”.
Condotto tra l’Aprile del ’96 ed il Dicembre del ’97,il lavoro, che risultò particolarmente articolato, aveva come finalità quella di verificare e valutare l’efficacia di due differenti modalità di approccio in piccoli pazienti affetti da balbuzie. A tale scopo furono messi a confronto i risultati raggiunti in due gruppi di bambini:

  • gruppo A, seguito solo con terapia logopedica “diretta”
  • gruppo B, in cui al trattamento tradizionale veniva associato a counseling familiare.

Ai genitori dei bambini appartenenti al secondo gruppo, infatti, veniva offerto mediante incontri periodici uno “spazio” all’interno del quale discutere le eventuali difficoltà di gestione del figlio. Durante le sessioni con le coppie genitoriali emergeva la necessità di analizzare ed eventualmente modificare talune loro reazioni di risposta alla balbuzie.

Per la ricerca furono selezionati 16 pazienti in età compresa tra i 5 e i 6 anni (11 maschi e 5 femmine), affetti da balbuzie primaria, pervenuti al reparto di Foniatria e Logopedia dell’Istituto di Patologia e Clinica ORL dell’Università degli Studi di Napoli, Federico II.
L’ intero campione selezionato venne suddiviso in due gruppi, gruppo A (6 maschi e 2 femmine) e gruppo B (5 maschi e 3 femmine). Prima intraprendere il percorso terapeutico per ciascun bambino fu applicato un protolcollo valutativo:

  • consulenza foniatrica
  • consulenza logopedica
  • consulenza neuropsichiatrica infantile.

Il protocollo valutativo iniziale veniva riproposto a cadenza trimestrale, per tutta la durata del percorso.
L’iter diagnostico evidenziò per entrambi i gruppi la presenza di una vasta gamma di sintomi verbali ed extra-verbali. In particolare erano presenti estitazioni e prolungamenti di suoni vocalici, ripetizioni di sillaba e parola ed arresti bruschi. Solo nel 25% dei bambini erano presenti sincinesie, movimenti e contrazioni involontarie delle labbra e delle palpebre.

Le sedute si svolgevano con frequenza bisettimanale seguite da un team di 3 logopedisti: il primo conduceva il trattamento, interagendo in maniera diretta con il piccolo paziente; gli altri due svolgevano funzione di osservatori.
Gli incontri quindicinali con i genitori dei bambini del gruppo B erano articolati in 2 fasi:

  • counseling informativo, finalizzato alla conoscenza della balbuzie, indispensabile per un’adeguata valutazione della produzione linguistica del bambino
  • counseling prescrittivo, mirante ad individuare e modificare taluni comportamenti familiari ed eventualmente rinforzarne altri.

In questa fase venivano analizzate alcune possibili situazioni e le eventuali reazioni verbali (e non) della famiglia. In particolare emergeva in maniera frequente la “pressione temporale”, intesa come mancanza dei tempi di risposta e comunicativi del bambino.
Nel Dicembre’97 la valutazione finale evidenziò come per entrambi i gruppi il linguaggio risultava complessivamente più flessibile e fluente. Inoltre, in rapporto al gruppo B, l’aver esteso l’intervento anche alla coppia genitoriale aveva ulteriormente giovato ai pazienti, in rapporto alle loro capacità comunicative, l’autonomia dal setting e dalla terapia e la capacità di generalizzare gli apprendimenti.

 

di Mariarosaria D’Esposito

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