La depressione nei bambini

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La depressione nei bambini
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Tra i disturbi psicologici la depressione è uno dei più diffusi, può colpire chiunque, circa il 2% sono bambini. Da recenti studi si è evidenziato la presenza di tale patologia in bambini in età prescolare, ma il risultato è sottostimato sia perché gli strumenti diagnostici sono standardizzati per l’età scolare, sia perché il problema non sempre viene affrontato dai genitori, ma sottovalutato, quindi si arriva in ritardo ad una diagnosi.
Dei disturbi depressivi fanno parte:

  • La depressione maggiore
  • Disturbi distimici
  • Disturbi depressivi non altrimenti specificati.

Il DSM IV prevede i criteri per la diagnosi fondamentalmente uguali a quelli dell’adulto, tenendo conto delle differenze legate all’età. Per esempio il disturbo del sonno si manifesta sotto forma di incubi; sul piano comportamentale possono evidenziare irritabilità, aggressività, ansia da separazione, oppositività, disturbi fisici…
Per la diagnosi di depressione maggiore nei bambini bisogna:

  • Che per almeno 2 settimane il bambino manifesti un cambiamento dell’umore in tristezza, irritabilità e perdita di interesse o piacere.
  • Rapido cambiamento accompagnato da una compromissione del funzionamento sociale in almeno 4 aree: disturbi dell’alimentazione aumento\diminuzione del peso; disturbi del ritmo sonno\veglia; alterazione psicomotoria; anedonia; affaticamento; svalutazione eccessivo senso di colpa; ricorrenti pensieri sulla morte, ideazione di suicidio

I bambini manifestano meno sintomi vegetativi e meno verbalizzazione, ma più ansia e rabbia.

Cause

Le cause possono essere molteplici e diverse: ereditarietà, lutto, ambiente sociale… le due cause principali sono: il fattore biologico, predisposizione genetica; e il fattore psicologico, le esperienze possono portare ad una maggiore vulnerabilità allo sviluppo della depressione.
I due fattori interagiscono tra di loro ma non per questo portano allo sviluppo del disturbo.
Una persona vulnerabile può non ammalarsi mai di depressione, se non capita un evento scatenante e se ha buone relazioni supportive. Il fattore scatenante è un evento scatenante o qualche tensione importante.
Nel 40-70% dei casi il disturbo si associato ad altre patologie ADHD, iperattività,disturbi della condotta e disturbi d’ansia.
La depressione nei bambini si autoalimenta perché chi ne soffre guarda al mondo, agli altri, a se stesso e al futuro in modo negative ed assume un comportamento passivo ed autocritico. Questa crescente passività diminuisce l’energia, aumenta la stanchezza e può essere valutata come ulteriore prova della propria negatività e del futuro nero, innescando un circolo vizioso che mantiene nel tempo l’umore depresso e lo stato di inattività.
Ad esempio, può capitare che la persona depressa faccia molta fatica ad affrontare le normali attività quotidiane al punto tale da rimandarle nel tempo; in questo modo inizia a sentirsi ancora di più incapace e fallita. L’attivazione di questi evitamenti mantiene la depressione poichè non permette alla persona né di sperimentare brevi stati mentali positivi, né di verificare che, nella realtà, non è così incapace come pensa di essere.
Accade spesso che le persone depresse, provino apatia e disinteresse per quasi tutto, smettano di uscire, evitino il contatto con le altre persone e trascorrano molto tempo libero in attività passive e solitarie come guardare la televisione e stare a letto, rimuginando sui propri problemi ed assillando amici e conoscenti riguardo ad essi. Anche tali comportamenti mantengono la depressione in quanto impediscono alla persona di vivere esperienze gratificanti.
I parenti e gli amici della persona depressa, animati da buone intenzioni, possono cercare di spronarla invitandola a sforzarsi di reagire, senza rendersi conto, però, che questo aumenta il senso di colpa e l’autosvalutazione. L’atteggiamento più utile è aiutare la persona depressa ad intraprendere un percorso di cura fatto di un’adeguata terapia farmacologica e una psicoterapia cognitivo-comportamentale.

Curare la depressione

Nei bambini un buon supporto può essere la terapia psicomotoria, che li aiuta a “riprodurre” i propri vissuti permettendone l’elaborazione. Attraverso questo trattamento si cerca di evitare che le patologie principali come: iperattività, ADHD, disturbi dell’ attenzione, evolvano in depressione. Inoltre altro approccio è la terapia cognitivo-comportamentale . Il trattamento farmacologico è risultato utile solo se associato alla psicoterapia e comunque solo nei casi molto gravi (ad es. suicidio.)
Sebbene i farmaci siano molto efficaci nel ridurre i sintomi acuti, non lo sono altrettanto nel risolvere la vulnerabilità alla ricaduta, e nella maggior parte dei casi la loro interruzione porta al riacutizzarsi della sintomatologia.
La terapia cognitivo-comportamentale aiuta il bambino e l’adolescente a comprendere il funzionamento del disturbo depressivo e a rompere i circoli viziosi che lo mantengono nel tempo e lo autoalimentano.
La psicoterapia, inoltre, aiuta a modificare i modi i di pensare e di comportarsi disfunzionali, a riprendere gradualmente in mano la propria vita e a recuperare il piacere dello stare con gli altri.
A seconda del caso-specifico alla terapia con il bambino o adolescente spesso viene associato un ciclo di incontri di sostegno alla genitorialità al fine di dare ai genitori informazioni utili sul disturbo depressivo e fornire loro strategie efficaci di gestione del problema.

 

di Daniela Caiafa

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