L’origine della salute e delle malattie

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L’origine della salute e delle malattie
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Secondo gli studi più recenti, l’origine delle malattie dell’adulto va ricercata nello stato di salute fisico e mentale della madre prima del concepimento e durante la gravidanza, la sua alimentazione e stile di vita (fumo, alcol, esercizio fisico), i livelli di stress cui è sottoposta, e nel tipo e quantità di alimenti che l’individuo riceve durante la vita intrauterina e nell’infanzia, dagli agenti inquinanti che incontra, dai farmaci e dalle infezioni cui viene esposto prima e dopo la nascita. Il condizionamento della salute futura da parte degli accadimenti pre – ed immediatamente post-natali prende il nome di ipotesi di Barker.
Ipotesi di Barker fa risalire soprattutto all’epoca fetale l’origine delle malattie complesse e croniche dell’adulto, per cui un neonato malnutrito in utero ha un maggior rischio di sviluppare, da adulto, malattie cardiovascolari, renali, diabete e obesità, patologie polmonari, disturbi immunitari e malattie mentali, in quanto le influenze ambientali sul feto hanno la capacità di modificarne in modo permanente la struttura. In pratica, l’ipotesi dell’ origine della salute e delle malattie suggerisce che tutti gli organismi vanno incontro ad una programmazione dello sviluppo in utero in grado di determinare i successivi meccanismi di adattamento fisiologico e metabolico durante la vita adulta. David Barker, medico ed epidemiologo inglese, partì da una semplice osservazione: nelle regioni più povere di Inghilterra e Galles si registrava il tasso di mortalità più elevato per malattie cardiovascolari: tale relazione era alquanto strana, perché era noto che le malattie cardiovascolari si associassero ad uno stile di vita sedentario con un’alimentazione abbondante e ricca di cibi calorici, esattamente il contrario di quanto si riscontra abitualmente in un ambiente povero.
Ad un’analisi più approfondita, Barker notò che la correlazione della mortalità per patologia cardiovascolare in età adulta era col basso peso alla nascita, più comune nelle popolazioni povere e malnutrite. La spiegazione è che in caso di scarsa alimentazione durante la gravidanza, il feto tende a deviare i nutrienti verso il cervello, l’organo più importante, a discapito di altri organi come il cuore. In questo modo ha inizio un “debito” che permane nel tempo e si manifesterà durante l’età adulta con un cuore indebolito, predisponendo il soggetto allo sviluppo di malattie cardiovascolari. Questa relazione col basso peso alla nascita è stata trovata anche per il diabete tipo 2 e l’insulino – resistenza. La scarsa nutrizione materna e la scarsa disponibilità proteica, determinano infatti anche cambiamenti permanenti nella vascolarizzazione, struttura e funzione del pancreas, che risponde incrementando i livelli di insulina.
Quello che si è capito oggi è che il feto programma la struttura, il funzionamento dei suoi organi e il suo metabolismo in relazione all’apporto di nutrienti: se è scarso, costruirà una “macchina” che consuma poco, il cosiddetto “fenotipo risparmiatore”.
Se dopo la nascita questo tipo di struttura metabolica viene esposta ad un’abbondanza di nutrienti – come è nello stile di vita occidentale – si trova in una condizione svantaggiosa che lo predispone ad ammalarsi.
L’arteriosclerosi ha le sue radici nelle prime epoche della vita: l’ossidazione delle LDL e la formazione di placche aterosclerotiche avviene già durante lo sviluppo fetale, nei bambini predisposti e se le madri in gravidanza assumono scarse quantità di calorie, proteine, grassi e carboidrati. Si ritiene che lo scarso apporto di nutrienti materno, determinando bassi livelli di colesterolo nel sangue, induca il feto a produrne quantità maggiori. Ma anche un eccesso di cibo assunto dalla madre danneggia gli organi del nascituro: è stato trovato che un incremento ponderale superiore a 16kg durante la gravidanza espone il bambino ad un rischio aumentato di oltre quattro volte di sviluppare obesità all’età di tre anni. Anche l’immediato periodo neonatale è di fondamentale importanza per l’obesità futura: un incremento ponderale eccessivo nei primi sei mesi di vita, infatti, espone il bambino al 40% di probabilità in più di essere obeso.
Anche per quanto riguarda asma e patologie respiratorie, si è trovato che lo scarso accrescimento del feto durante le fasi precoci della gravidanza aumenta del 10% le probabilità di sviluppare asma e infezioni respiratorie da piccoli e broncopneumopatia ostruttiva in età avanzata, per la presenza di vie aeree che non hanno raggiunto le normali dimensioni nel periodo critico dello svluppo.
La malnutrizione prenatale e nelle prime epoche della vita sono state associate anche con disordini immunitari dell’adulto come allergie, malattie autoimmuni, neoplasie, e ciò probabilmente in relazione con lo sviluppo della funzione del timo, organo principe della risposta immunitaria, che si sviluppa durante il secondo e terzo mese della gravidanza, per cui insulti durante questo periodo possono avere delle conseguenze anche a lungo termine sulla risposta immunitaria.
Infine, è stato trovato che nati di basso peso o che sono malnutriti durante l’infanzia hanno un rischio maggiore di depressione e schizofrenia in età adulta, e che lo scarso accrescimento del feto triplica il rischio di convulsioni febbrili. Altrettanto critico per la salute da adulti, come quello fetale, è il primo periodo della vita del bambino: il periodo di tempo che va dalle prime settimane fino al 1°-3° anno rappresenta la finestra temporale più significativa per gli effetti a lungo termine sulla salute (early life programming).
Malattie della madre durante gravidanza e allattamento come depressione e ansia, diabete, ipertensione, asma, anemia, implicano una serie di rischi per la salute futura del bimbo. Il comportamento affettivo materno durante le prime epoche di vita è inoltre in grado di modulare lo sviluppo del sistema nervoso del bambino condizionando la suscettibilità a disordini in età adulta come depressione, ansia, abuso di droghe o patologie croniche come diabete, malattie cardiovascolari e polmonari, allergie e obesità.
Molta importanza ha anche l’ambiente domestico. La casa è il luogo in cui i bambini trascorrono la maggior parte del loro tempo, ed è capace di condizionare la loro salute, a partire dai rischi connessi all’esposizione al fumo passivo. Anche l’utilizzo di cuscino e coperta sintetici, anziché di cotone, aumenta il rischio di asma, così come l’utilizzo di detergenti spray per pulire la casa, che contengono ingredienti come alcol, ammoniaca, cloro, glicole e glicoletilene, idrossido di sodio (soda caustica), polimeri acrilici e terpeni, composti che una volta spruzzati sulle superfici da pulire, entrano agevolmente nelle vie respiratorie, irritandole. L’esposizione dei bambini piccoli all’inquinamento ambientale “outdoor” ha dimostrato poi significativo aumento del rischio di problemi mentali, respiratori, allergici, metabolici, endocrini, tumorali in età adulta.
In conclusione, oggi ipotesi di Barker dell’origine fetale delle malattie si è ancora più allargata, perché si è compreso che non solo il basso peso alla nascita, indicatore di malnutrizione fetale, correla con le malattie croniche dell’adulto, ma il concetto va esteso a tutti i bambini esposti a stress, sia nutrizionale che ambientale, durante periodi decisivi dello sviluppo.
La patogenesi dell’origine fetale delle malattie è multifattoriale, implicando l’interazione dell’ambiente con i geni. Tutto ciò aumenta enormemente le nostre responsabilità nei confronti della tutela della salute delle donne e dei bambini, perché sappiamo ora, scientificamente, che in quelle fasi della vita si gioca la partita del destino delle future generazioni.
Stiamo assistendo oggi ad un cambiamento storico nell’epidemiologia della salute dei bambini, con aumento esponenziale di bambini obesi, con disturbi psico-emotivi, asma e allergie, tumori, e tutto questo sembra correlato con modificazioni nell’ “ecologia sociale dell’infanzia”: esposizione ad elevati livelli di stress già durante la gravidanza, stili di vita sedentari, diete ad elevato contenuto calorico e di grassi. Strategie di prevenzione mirate alla diade madre-bambino acquistano dunque un doppio valore, sia di tutela della salute nell’ infanzia, sia di prevenzione di patologie dell’età adulta.

 

di Carlo Alfaro

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