Sindrome del pene piccolo

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Sindrome del pene piccolo
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L’organo genitale maschile, nella storia della civiltà occidentale è stato da sempre considerato come un elemento che andava ben al di là di una semplice parte del corpo. Come sottolinea David Friedman (2007) “il pene era un’idea, uno strumento concettuale, ma in carne e ossa, che determinava il posto dell’Uomo nel Cosmo”.
Nonostante le divergenze nelle varie forme e soprattutto dimensioni del pene nelle diverse culture, l’organo genitale maschile continua ancora oggi a suscitare attenzioni e preoccupazioni da parte degli stessi uomini. Ciò che sembra essere rimasto ancorato alle idee e ai pensieri dei nostri avi è sicuramente l’associazione dell’organo sessuale maschile al concetto di “potere”.
Molti uomini hanno la convinzione che il loro pene non sia collegato al loro cervello, come se avesse una propria autonomia. Spesse volte infatti anche nell’attività clinica viene osservata una forte tendenza a non comprendere l’esatta funzionalità dell’organo genitale, dando per scontato l’esistenza di un “pulsante”, situato ipoteticamente in prossimità del pene, che si è guastato e non risponde più a certi comandi. Tale fantasia è strettamente correlata ad un immaginario maschile che, come abbiamo già accennato in precedenza, fa fatica a svincolarsi da certi cliché, che continuano ad essere trasmessi culturalmente soprattutto dagli stessi appartenenti a questo “genere”.
Sembra che nel percorso evolutivo di un maschio “sano” la fantasia di non avere una dimensione del proprio organo genitale adeguata, conforme agli standard sociali, sia un passaggio pressoché obbligato. Quello che più colpisce riguarda essenzialmente la paura in tali individui di non sentirsi conformi anatomicamente rispetto alla dimensione del proprio organo genitale nello stato di riposo. Ecco svelata la sindrome da spogliatoio del pene piccolo. Infatti la maggior parte dei giovani adolescenti che iniziano ad entrare in contatto con i propri coetanei, oppure con individui anche più adulti durante l’attività sportiva, tendono a confrontarsi costantemente focalizzando soprattutto l’attenzione sulla zona genitale, rischiando di preoccuparsi ed incastrarsi in pensieri assolutamente impropri.

Lo stato di flaccidità del pene ha una dimensione del tutto variabile e questo dipende essenzialmente da alcuni fattori:

  1. la struttura anatomica costituzionale dell’individuo,
  2. agenti ambientali come temperature troppo elevate (il pene si distende), ovvero troppo fredde (il pene si restringe),
  3. condizioni di “salute” dello stesso individuo.

Inoltre è importante sottolineare quanto la percezione che un uomo può avere del proprio organo genitale sia “visivamente” distorta rispetto al possibile confronto con un altro simile posizionato di fronte. L’auto-osservazione, se non effettuata allo specchio rimanderà costantemente una prospettiva completamente differente (altobasso) rispetto a quanto osservato frontalmente. Il pene di chi abbiamo di fronte apparirà inevitabilmente più allungato e proporzionato!
Spesse volte infatti, nell’attività clinica è possibile intervenire rapidamente su quegli individui che sentono di avere una certa inadeguatezza rispetto al proprio organo genitale, facendoli semplicemente confrontare con se stessi di fronte ad uno specchio.
Se non sussistono altre disfunzionalità di tipo psicopatologico, la possibile presa di coscienza permetterà un primo passo importante verso il processo di adeguamento delle proprie sensazioni psico-corporee. Cosa più pericolosa riguarda invece il disagio vissuto da alcuni uomini rispetto alla convinzione costante e destrutturate di non avere un organo genitale adeguato sia questo nello stato di flaccidità, che in quello di erezione. La dismorfofobia peniena infatti evidenzia il forte stato stressogeno in un uomo a prescindere dall’età, dalle esperienze vissute e dal contesto sociale di riferimento.
Tale stato è alla base di un costante disagio di tipo ansioso con presunti tratti depressivi. Il non riuscire a svincolarsi da pensieri ossessivi oltre ad incastrarlo in un circolo vizioso, portano lo stesso individuo ad isolarsi e chiudersi costantemente in se stesso allontanandolo quindi dal contesto sociale di appartenenza. Le presunte motivazioni riguardano sia elementi psicologici o psicopatologici, ma anche possibili caratteristiche anatomiche dello stesso organo genitale.
Alcuni dati scientifici evidenziano quanto la richiesta di risoluzione di adeguamento psico-fisico rispetto ad una dismorfofobia peniena sia in aumento. Infatti dagli ultimi convegni di andrologia e sessuologia si evince un incremento di tali richieste. Durante le visite andrologiche il 20% richiede un possibile intervento risolutivo anche di tipo chirurgico, mentre l’ 80% di uomini che effettua una visita per disagi non inerenti alla possibile micropenia, comunque pone la domanda relativa alla presunta “normalità” della dimensione del loro organo genitale. Questo fa molto riflettere sulla “potenza” del confronto tra gli uomini, come anche sull’ipotesi che “essere migliori (potenti)” significhi avere un pene più grande! L’idea che l’ignoranza in materia e la scarsa educazione socio-affettiva delle persone continui a mantenere alto il grado degli stereotipi e dei pregiudizi, sembra confermare un forte disagio psicologico che risulta essere tendenzialmente invalidante.

L’importanza di una chiara diagnosi differenziale utile a comprender il vero stato delle reali dimensioni dell’organo genitale, diventa fondamentale nonché indispensabile. Non è un caso che alcuni studiosi hanno rilevato quanto la richiesta di eventuali interventi di allungamento non fosse direttamente correlata ad una reale caratteristica di micropene. A tale riguardo il disagio rimanda essenzialmente ad una dismorfofobia peniena, che difficilmente si sarebbe risolta con l’ausilio di tecniche di allungamento chirurgiche e/o fisioterapiche. Quando il disagio è più di natura psicologica diventa necessario un intervento psicosessuologico utile a ridimensionare il vissuto catastrofico, che si manifesta nell’espressione di una precisa inadeguatezza fisica. La possibilità di rieducare e fare riappropriare alcuni uomini della loro sicurezza e stima di sé è alla base di una modificazione e di una migliore percezione di alcune parti del proprio corpo.

 

di Olga Paola Zagaroli

3 COMMENTS

  1. Basta rispondere a questa semplice domanda per capire il disagio del soggetto maschile ipodotato. Qual è la dimensione media di un pene in erezione? La dimensione media è di 15 cm circa. Ecco svelato il mistero. Quale uomo (ammesso che si possa definire uomo in questo caso) con un minimo di cervello non capirà presto la sua condizione di “inferiore” rispetto agli uomini quando il suo pene in erezione non raggiungerà lo standard dei 15 cm? Io personalmente che sono molto lontano dalla media e giustamente mi sono sempre considerato un soggetto inferiore agli altri, o meglio un non-uomo, sono nauseato nel sentire ogni volta dire semplicemente che non accettare la dimensione del proprio pene di misura ridicola sia solo una quesitone di dismorfofobia peniena! Non siamo malati mentali, non siamo ossessionati, siamo solo persone consapevoli di avere nel corpo qualcosa di sbagliato nelle misure e che non sarà mai accettato da una donna. Le donne quando fanno l’amore desiderano provare piacere e non disperazione! Il minidotato non regalerà mai piacere ad una donna ed è per questo che sarà sempre un soggetto inferiore nella società! Non è difficile capire questo! La cosa che più dà fastidio a quelli come me è venire considerati normali, quando si sa benissimo che normali non lo siamo e non lo saremo mai. Se il problema del pene piccolo non esistesse, allora perchè se ne parla così tanto? Perchè il problema c’è tutto ed è grande soprattutto quando il soggetto si trova di fronte ad una donna che non appena lo vede o lo deride come un fenomeno da baraccone o lo caccia via di brutto per il disgusto. Questa è la verità ed è inutile continuare a parlare di dismorfofobia peniena.

  2. Caro Marco (mi prendo la libertà di scrivere caro perché le Sue parole hanno suscitato in me tanta tenerezza), non conoscendoLa, non posso rispondere nello specifico al suo problema, ma, com’è ovvio, Le risponderò per linee generali.
    Il punto che ho cercato di centrare nel mio articolo era proprio quello che Lei stesso ha poi messo ancor più in evidenza: un uomo non è tale in base alla lunghezza del suo pene!!!! Questo glielo dico come psicosessuologa, ma anche come donna. Il sesso, considerato come parte integrante di un buon rapporto di coppia, non può essere, invece, vissuto come un momento a se stante. E inoltre non è corretto credere che una buona sessualità dipenda solo dalla lunghezza del pene. Da quanto ha scritto, appare esserci in Lei una chiara convinzione distorta sul fatto che un uomo non può definirsi tale se il suo pene non raggiunge almeno i 15 cm. e che questa è una inconfutabile prova della sua inferiorità rispetto agli altri uomini. Dice di essere “giustamente inferiore agli altri” e di considerarsi “un non-uomo” perché il Suo pene è decisamente inferiore alla media. Ma la media è solo un fatto puramente statistico che in medicina rappresenta solo uno dei tanti parametri che si tiene in considerazione per fare una diagnosi; e ancora di più questo vale in psicologia. D’altronde gli studi scentifici ci dicono che le donne provano piacere e soddisfazione sessuale anche solo con un terzo dell’erezione (quindi con 5 dei 15 cm di cui Lei parla). Le donne, infatti, non provano piacere perché hanno a che fare con un pene nella media; le donne provano piacere per mille altri motivi. Per carità non voglio assolutamente sminuire l’importanza fisica e psicologica di avere certe caratteristiche, sto dicendo però che quando non si hanno, semplicemente si può compensare questa mancanza in molti altri modi. E che comunque non esiste in amore e nel sesso l’equazione che Lei cerca di portare avanti: lunghezza=piacere. Nella sfera sessuale sono tante le problematiche, però sono tanti anche i rimedi. Ci sono molti uomini con disfunzioni erettili o eiaculazione precoce, o altre problematiche sulle quali i rimedi allopatici non hanno alcun effetto e allora si rivolgono a chi, come me, cerca di trovare sì un rimedio al problema, ma anche di trovare una soluzione alternativa laddove la risoluzione totale è difficile o lontana dal trovarsi. Lei ha ragione a dire che il problema c’è, ma spesso è solo nella testa di chi se lo crea e altre volte, quando è reale, non è così drastico e insormontabile come appare dalle Sue parole.
    Davvero col cuore in mano Le chiedo di cercare uno/a psicosessuologo/a a cui porgere da vicino le problematiche che giustamente sente di vivere… nel peggiore dei casi avrà avuto un altro punto di vista con cui confrontarsi.

  3. Quindi secondo quanto mi dice basterebbero 5 cm per una donna e non 15! Davvero? E allora di cosa stiamo parlando noi qui, di niente, di fumo, del nulla! Ma riesce a trovare un uomo con un pene di 16 o 18 cm insoddisfatto delle sue misure che desidererebbe tagliarselo per ridurlo fino a 9 o a 8 cm? In fondo se ne bastano solo 5!! Io, invece trovo tutti maschi con la voglia di averlo addirittura più lungo e più grosso di quello che ce l’hanno!! Secondo lei è il genere maschile ad avere la visione distorta della realtà?? Mah, sono un po’ perplesso di quello che scrive e infatti io le dico questo: provi a mettere una qualsiasi donna davanti ad un pene di 18 cm in erezione e ad uno di soli 9 cm, e poi controlli quanta indifferenza femminile troverà per le misure! Le assicuro che da ragazzo parlai con gli addetti ai lavori di queste cose perchè per me fin dall’inizio fu un dramma! Chi poteva capire come si sentiva un ragazzo nello spogliatoio quando vedeva tutti i suoi compagni di gioco con membri da veri uomini, mentre il suo restava uguale a quello di un bambino delle elementari!! Chi riusciva a capire un ragazzo di 16 anni nelle sue disastrose condizioni!! Nessuno. Nessuno infatti poteva e può capire la questione, a meno che non sia afflitto dallo stesso problema. Come si riesce a convincere un giovanotto di 16/17 anni a non vergognarsi quando le ragazze alle prime esperienze tastavano i pantaloni per sentire quanto fosse uomo oppure no!! Quando le stesse fanciulle con spavalda insensibilità si mettevano a ridere in gruppetto! Chiaro che si mettessero a ridere, avevano già tastato i pantaloni dei suoi amici trovando i “pacchi” molto più interessanti. Ecco le prime batoste delle vita!! Che si voglia o no per questa strada ci sono passati tutti, e per ogni maschietto il vero banco di prova resta e resterà sempre la femminuccia, o le coetanee quando ai primi contatti amorosi stabiliscono in modo chiaro e spietato chi sia uomo e chi no. Ragazzate — si direbbe oggi — con aria sufficiente e altezzosa; io invece dico no, perchè quelle ragazzine erano già donne, già in grado di capire in qualche maniera quali misure poter gradire. Giudizi crudeli e inevitabili, che spiazzano ogni ragazzo di fronte alla vita; giudizi che entrano nella testa come un pensiero fisso che non ti lascia più per condurti piano piano in balia di una sofferenza insuperabile tale da non riuscire nemmeno a farti guardare allo specchio per la vergogna che provi e il senso di schifo impietoso che senti verso un’esistenza sbagliata e condannata. Se poi vogliamo sempre giustificare le cose con la superficialità o l’immaturità dei comportamenti, allora non verremo mai a capo di nulla. Oggi quelle ragazzine di un tempo, più o meno della mia età, sono donne sposate, separate, divorziate o anche single, ma pensa che vedano il mondo maschile fisicamente con occhi differenti?? Lei pensa, come tanti, che la donna di questo tempo per il solo fatto di avere problemi di lavoro, di famiglia, del marito o compagno, di soldi, etc. etc. etc., sia totalmente disinteressata alla sessualità?? Che si accontenti di viverla come un breve momento da espletare in coppia e basta?? Una pura faccenda formale fatta tanto per essere ligi al dovere?? Lo sa che in Germania le persone adulte che più acquistano sex toys di belle dimensioni sono proprio donne?? Sì, lo so, ho detto Germania, non Italia, ma sempre di donne stiamo parlando!! Se andiamo in giro a fare certe domande alle signore o alle signorine in un luogo pubblico, chiaramente tutte diranno di essere indifferenti ai centimetri; tutte risponderanno nello stesso modo e cioè che conta come uno sa usarlo. Molte addirittura risponderanno con imbarazzo per la delicatezza dell’argomento!! Ma siamo sicuri che dicano la verità? Quale donna pubblicamente ammetterebbe: “Ho 40 anni e mi piacciono ancora lunghi e grossi”. Nessuna, perchè il giudizio della gente peserebbe come un macigno; la paura di essere giudicate delle poco di buono scatterebbe automatica. E’ ancora un argomento tabù dove regna il silenzio o il segreto di Stato. Nonostante tutta l’emancipazione conquistata tante fanciulle più o meno anziane restano ben lontane dall’essere pubblicamente disinibite, anche se nelle segrete stanze poi ne combinano di tutti i colori (come gli uomini del resto!). In sottofondo si muove un mondo diverso, un mondo che a volte scopre l’incredibile. Perchè?? Beh, perchè la realtà viene fuori tutta e in modo vero. Come mai, ad esempio, ci sono sempre più signore e signorine (single o sposate) che prenotano viaggi-vancanza verso paesi africani o del centro e sud America alla scoperta dei “centimetri dell’amore”?? Ha mai sentito parlare del “Big bamboo”?? Perchè in questo tempo sono nati i cosiddetti “cuckold” tra le coppie?? Sono solo perversioni sessuali?? Non mi sembra. Forse per alcuni hanno questo significato, ma per altri il motivo è ben preciso: hanno accettato l’idea di vedere la loro donna soddisfatta da uomini “ben attrezzati” pur di non perderla, visto che non sono in grado per scarsa dotazione di farle provare piacere; eppure sono coppie innamorate e consapevoli. Lei pensa che uomo e donna abbiano comportamenti folli nel fare queste cose? Io potrei risponderle di sì ma anche di no; per me sono persone consapevoli delle loro condizioni, con la necessità di trovare altrove quello che non riescono ad avere in casa. Insomma, non è affatto vero che per le donne bastano sempre 5 cm nel rapporto sessuale!! I cosiddetti cuckold sono uomini di coppie consolidate, coppie che dal punto di vista sessuale non sono soddisfatte proprio per una questione di misure. Qui non si tratta di fare la morale sulle scelte di vita (che io non condivido se devo essere sincero), si tratta solo di guardare in faccia la realtà e di capire una volta per tutte che il problema dal punto di vista oggettivo c’è tutto. Le donne che volano in Africa, in Giamaica o in Brasile non necessariamente sono superficiali o banali perchè provano il piacere con il metro in mano; sono donne come tutte le altre, donne che forse hanno avuto meno paura ad ammettere la verità della questione. Ovviamente cercano luoghi lontani dagli occhi indiscreti per la paura del giudizio, ma cercano quei luoghi dove il piacere passa attraverso le dimensioni. Sono donne con l’esigenza del pene lungo e grosso. Io non ho mai sentito femmine fare discorsi emozionanti sul membro piccolo e stretto!! Magari le avessi sentite!! Come mai?? Pura casualità?? Boh, non lo so, sta di fatto che la faccenda l’ho sempre registrata in questo modo e non credo di essere uno che vive sulla Luna!! Guardo la donna per quello che fa e dice, e in base a quello tiro certe conclusioni. So che il mio pene sarebbe ridicolo per la stragrande maggioranza delle signore o signorine; per un sacco di donne, un numero grandissimo, quelli come me sono messi all’angolo, punto. Siccome nessuno di noi ha la sfera magica, allora nessuno fin dall’inizio sa chi ha di fronte; quale tipo di donna si presenta davanti, quella che ti accetta o quella che ti rifiiuta?? Difficile indovinare, anzi tutto diventa un puro calcolo di probabilità, e faticoso da elaborare!! Vede, mentre l’uomo col pene di 15/16 cm in erezione (o anche di più) sa fin da subito di essere comunque idoneo per tutte le donne e ripeto tutte (nessuna rifiuterà mai un normodotato o un superdotato), sia per una relazione d’amore, sia per una notte d’avventura, quelli come me devono invece mettere sempre un punto di domanda, fare un calcolo di probabilità, incrociando le dita dicendo: questa vedendomi nudo mi accetterà o mi rifiuterà?? Ecco perchè un minidotato non potrà mai sentirsi normale!! Solo se è folle potrà pensarla diversamente!! Tutto questo è sufficiente per dire quanto le dimensioni abbiano la loro importanza nel contesto sociale e soprattutto in quello femminile, inutile continuare a parlare di dismorfofobia; non che io voglia negarla, per carità, perchè di soggetti convinti di avere il pene piccolo pur misurandolo di 15 cm ce ne sono, e tanti anche purtroppo; ma gli idioti non finiscono mai di crescere!! Io parlo di quelli come me, che il pene piccolo se lo sono trovati grazie al “regalo” di madre natura. Davanti ad una donna (a meno che tu non sia il suo primo uomo, e pensare questo oggi è pura follia) conta poco credere di essere normali, perchè ti vede, ti osserva; vedendoti (anche se non te lo dice espressamente) ti giudica. Quando nudo mostri un gingillo grande come una gomma da cancellare viene difficile convincersi di essere uomo come gli altri; e se ti fa un’obiezione spietata sulla dimensione, ti demolisce del tutto, punto. Chi avrebbe il coraggio di dirle: “Senti, perchè fai tante storie sul mio pene piccolo, non sai che a pagina 54 e 55 del libro di Anatomia ho letto che è solo una questione di dispercezione dell’organo maschile??”, credo che a quel punto prenderebbe la cosa come uno scherzo, una burlata da “Scherzi a parte”. Non c’è niente da fare, il pene piccolo resta un problema grande per l’uomo, ma anche per la donna che per errore magari se lo trova davanti. Continuare a dire che le dimensioni non contano o tirare in ballo la sindrome da spogliatoio, è sbagliato, è solo un modo per nascondere la realtà. Qualche anno fa mi capitò di domandare a qualche andrologo di classificarmi in scala le misure del pene, in particolare il mio di 9 cm in erezione e 9/10 cm di circonferenza. Le risposte furono evasive e tutte con la stessa premessa e cioè che in un rapporto non conta solo la dimensione ma anche altro. Ogni volta a questa domanda c’era sempre la stessa premessa. Un po’ infastidito ripetevo a me stesso: Ma se ti chiedo di classificarmi in scala un pene di 9 cm in erezione e 9/10 di circonferenza, per capire se ho un micropene, un pene piccolo, se è normale o altro, perchè mi rispondi in modo fumoso e sempre con la stessa premessa, e cioè che nel rapporto conta anche altro?? Hai forse paura di dirmi la verità? Mi fai la premessa per tranquillizzarmi? Ogni volta la storia si ripeteva, finchè non chiesi più niente a nessuno. Purtroppo, le domande sui centimetri sembrano non avere mai una risposta chiara, a parte la solita premessa che tutti sono capaci a raccontare come un palliativo per un problema che avvertono ma che fingono non esista. Questa cosa mi ha sempre innervosito e fatto pensare che in fondo la mia fosse una ragione provata. Se io ti chiedo una cosa precisa, tu non puoi rispondermi prendendo il giro largo, vuol dire che sotto sotto sai che in qualche modo potresti ferirmi; se chiedo di classificarmi un pene di 9 cm in erezione rispondi alla domanda, non girovagare nel vuoto. E’ tanto difficile fare questo?? A quanto pare sì. In buona sostanza, gira e rigira, il problema del pene piccolo esiste, solo che tanti o quasi tutti preferiscono girarsi dall’altra parte; glissano la questione per paura di dire la verità. E le donne quando affermano che le dimensioni contano poco sono la coda di questo pensiero nascosto. Come posso dimenticare che le stesse donne quand’erano ragazzine tastavano i pantaloni dei maschietti!! Dovrei pensare che l’importanza valeva un tempo e oggi non più? Forse perchè adesso sono donne mature e consapevoli dell’amore, della coppia, del sentimento e di altro? Mah, non lo so; per me il sesso resta sesso, e nella coppia ha il suo valore. Se ad una ragazza piaceva lungo e grosso da giovane, perchè adesso dovrebbe accontentarsi di uno piccolo e stretto?? Solo perchè si tratta del marito, solo per amore?? E allora come spiegare i viaggi-vacanza in Africa e in America latina?? Momenti fragili di dolci evasioni?? Esiste una regola di base da sempre: nessuna coppia prescinde dal sesso, perchè uomo e donna vuol dire anche giusto incastro, ma l’incastro fisico davanti a dimensioni ridicole è cosa impossibile, una pura chimera. Credo sia arrivato il momento di strappare il velo dell’ipocrisia e iniziare a raccontare la faccenda per quello che è. La paura pubblica non può continuare a frenare le cose!! Dichiarare i gusti reali può essere mortificante per una piccola parte del sesso maschile, ma è meglio un’amara verità di una dolce bugia!! Sarebbe sufficiente a spiegare il discorso partire da questo fatto: se la natura ha dotato il 95% dei maschi (ben il 95% ) di un pene con misure superiori ai 13 cm in erezione (la media in Italia è al 90% di 15 cm) e di una circonferenza di 12/13 cm, mentre solo il 5% di un pene con misure inferiori (rilevazioni medico-statistiche di tanti studi pubblicati), non credo che lo abbia fatto a caso!! Un motivo ci dovrà pur essere stato!! Ora, come posso pensare che una donna nell’arco della sua vita incontrando sempre uomini sessualmente regolari (ben il 95%) non senta la differenza quando ne trova uno disgraziato?? Possibile che sia tutto uguale, che sia tutto lo stesso?? Ma se per anni guido con grande gusto la Ferrari, quell’unica volta che mi presenteranno una 500 FIAT sarà la stessa cosa?? No, impossibile, altrimenti le differenze sarebbero un concetto inutile, pura filosofia. Invece il concetto di differenza è valido e attestato per ogni cosa: grande è diverso da piccolo, grasso è diverso da magro, bello è diverso da brutto e bianco è diverso da nero. Qui non stiamo parlando del 50%, bensì del 95%, quindi una donna può anche venirmi a dire che le dimensioni contano poco, ma con queste percentuali quando mai lei farà l’esperienza traumatica di un pene minuscolo!! Troverà sempre uomini ben “attrezzati” nella vita!! 95% è più grande di 5%!! Per tantissime donne il pene piccolo può essere addirittura un oggetto misterioso di cui ignorano l’esistenza!! Non lo hanno mai visto e non lo vedranno mai!! Quell’unica volta che per sbaglio lo trovassero davanti, non lo accetterebbero mai. Vede, Dottoressa, la cosa si può girare in tanti modi, la si può vedere da tanti lati, ma la verità resta una: che la stragrande maggioranza di maschi ha misure adeguate, mentre una minoranza piccolissima no. Vorrei proprio vedere tutte queste donne indifferenti alla prova del nove come si comporterebbero!! La vagina sarà pure un corpo elastico, ma se una donna ha sempre trovato uomini sessualmente regolari, diventa difficile credere all’indifferenza verso il pene minuscolo. 15, 16 o 18 cm non saranno mai e dico mai valutati dal mondo femminile come 8 o 9!! Con tutta la buona volontà a questo non crederò mai. Se tutto fosse standard, se tutto fosse uguale o indifferente, come le ripeto, il problema non ci sarebbe nè per l’uomo, nè per la donna. Invece siamo ancora qui, in questo presente, a parlarne: noi sottodotati del nostro dramma, voi come professionisti a cercare di risolvere una cosa che nemmeno la chirurgica medica riesce a superare bene. Se tutto fosse standard e uguale, non ci sarebbero i viaggi-vacanza, non ci sarebbero i cuckold e non ci sarebbero vendite di grandi sex toys. Le mie convinzioni sono fondate su dati oggettivi e l’oggettivo non lega con la dismorfofobia o la personale paranoia. Diciamo la verità, chi ha il pene piccolo se lo deve tenere punto e basta. L’unica cosa che può fare è imparare a conviverci rassegnandosi. Oggi a 48 anni ne parlo ancora con rabbia, ma più per il problema in sè che per l’esigenza di una donna; anzi oggi quel desiderio di un tempo non lo sento nemmeno più forse perchè sono più vecchio, ho meno stimoli chiaramente anche fisici e l’idea della mancanza di una donna si è consolidata nella mia testa. Poi tra l’altro anche se avessi una donna, mai e poi mai vivrei l’intimità perchè vedermi nudo davanti a lei sarebbe una vergogna insuperabile: il confronto che inevitabilmente farebbe con gli uomini avuti in precedenza sarebbe mortificante, per me. No, no, per carità!! Oggi, sento di star bene da solo; diciamo che mi sono abituto. Certo negli anni giovanili questa cosa fu drammatica e paranoica, tanto da condizionare la mia esistenza, ma penso fosse scontato questo passaggio di vita. Poi gli anni passano, diventi più vecchio e ci metti una pietra sopra; però, non metterò mai una pietrà sopra al problema in sè, per me resterà sempre un errore della genetica, uno sgarbo della natura nei miei confronti: se fossi nato donna, probabilmente avrei avuto una sessualità e un’identità precisa, perchè avrei saputo cosa fare pienamente nella vita; invece mi sono sempre sentito come un ibrido, un non-uomo e mai questo pensiero è sparito dalla testa, questo errore feroce del mondo nei miei confronti; lo stesso errore che purtroppo condanna tutti quelli come me. Il problema è che la natura quando sbaglia, cecchina di brutto. Infatti, finisce per regalare a molti (ben il 95%) fin troppo, mentre a pochi (il 5%) toglie quasi tutto anche la possibilità di essere uomini. Bene, qui mi fermo, non voglio infastidire e abusare della sua professionalità. Per lei questo è lavoro, non passatempo e quindi non ne voglio approffittare. Volevo soltanto risponderle perchè mi sembrava giusto farlo, tutto qua. Tanto ho la certezza che nessuno di noi due cambierà il proprio pensiero ^__^. In ogni caso, La ringrazio per la sua cortese risposta, perchè molti scrivono sull’argomento, lasciano pure lo spazio per i commenti, ma poi non rispondono. Lei è stata gentile, davvero. Le auguro un buon proseguimento per il suo lavoro. Un saluto da parte mia. (Marco)

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