Ti voglio bene!

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Ti voglio bene!
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Non è importante quanto si fa, ma quanto amore si mette nel fare le cose.
Madre Teresa di Calcutta

Quante volte abbiamo detto “Ti voglio bene” ai nostri genitori o ai nostri figli?
Quante volte li abbiamo abbracciati?
Certo, sicuramente lo abbiamo fatto tante volte, ma forse è trascorso anche tanto tempo.
Invece oggi, quante volte lo facciamo?
In una sola banalissima frase si possono concentrare tutte le sensazioni più vive racchiuse dentro di noi, che spesso non osiamo tirar fuori.
Dire ti voglio bene a coloro che ci hanno dato la vita, concorrendo a creare tutto quello che siamo oggi e che saremo in futuro, dovrebbe essere la nostra quotidianità.
Su Facebook, ho letto una lettera di un padre al proprio figlio, che mi ha commosso perché spesso ci dimentichiamo di cosa hanno fatto i nostri genitori per noi e con quanto amore l’abbiano fatto.
Leggi e soprattutto rifletti sul contenuto:
Un padre scrive a suo figlio:
“Se un giorno mi vedrai vecchio, se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi … abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo.
central2Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose … non mi interrompere … ascoltami, quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi.
Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare … ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagnetto.
Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie … dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico, ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l’abc.
Quando ad un certo punto mi dimentico le cose o perdo il filo del discorso … dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire. La cosa più importante non è quello che dico ma il mio bisogno di essere con te ed averti li che mi ascolti.
Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo … non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l’ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi. Quando dico che vorrei essere morto … non arrabbiarti, un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te, tentando di spianarti la strada.
Dammi un po’ del tuo tempo, dammi un po’ della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l’ho fatto per te. Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza, in cambio io ti darò un sorriso e l’immenso amore che ho sempre avuto per te. Ti amo figlio mio”.
Adesso ti invito ad andare su internet e scrivere su Youtube: Cos’è questo oppure What is that e guardarti un video di pochi minuti, di un padre e un figlio seduti su una panchina, dove si capisce che, con i nostri genitori, molte volte perdiamo subito la pazienza, senza pensare a quella che loro hanno avuto per noi quando eravamo bambini.
Ed ora, ti chiedo un’ultima cosa:
central3Lascia tutto quello che stai facendo e vai dai tuoi genitori o dai tuoi figli.
Interrompi quello che devi fare e lascia tutto lì, la tavola da sparecchiare, i piatti da lavare, il lavoro che stai facendo. Per una volta puoi rinunciare a qualcosa, spegni la TV, appoggia quello che hai in mano, non rispondere se il telefono continua a squillare…
Corri e abbraccia il tuo bambino, la tua bambina…. la tua mamma, il tuo papà; fatevi il solletico fino alle lacrime, baciatevi, sorridetevi, abbracciatevi. Cantate a voce alta una canzone impertinente, disturbate i vicini, fate la lotta con i cuscini, tiratevi i coriandoli anche se non è Carnevale. Poi sedetevi per terra, con le gambe incrociate, mangiate pane e cioccolata (se non hanno il diabete) e con le dita sporche abbracciatevi ancora una volta.
Col passare degli anni, nessuno ricorderà il disordine di questo giorno, ma l’amore di questo momento resterà per sempre nei vostri cuori.
Attraverso i sentimenti, attraverso il dolore, la gioia, l’imbarazzo, il sorriso, lo stupore, il pianto, l’amore, si libera qualcosa dentro di noi che ci unisce ancor di più con le persone più care della nostra vita. Non sottovalutiamo “MAI” l’importanza di dare amore!
Ricordo le emozioni, gli insegnamenti e l’educazione che ho avuto dai miei fantastici genitori. Mi hanno fatto capire che, quando non potevo avere qualcosa, non era necessariamente tutto dovuto (come per esempio, nella nostra società attuale), ma che era più bello e gratificante conquistarsi le cose.
Ed io l’ho fatto e continuerò a farlo!
Mi hanno insegnato che i piccoli gesti, valgono molto più di tante altre cose materiali.
Anche se, preso dal lavoro, dagli impegni, dalle passioni, non vedo mamma e papà tutti i giorni, in ogni attimo e in ogni momento della mia vita, il mio pensiero è rivolto a loro e in ogni mio comportamento, in ogni mia scelta, in ogni mio stato d’animo c’è sempre un loro insegnamento che continuerà ad accompagnare me e la mia famiglia, per il resto della mia vita.

 

La foto in evidenza che vedete ha fatto il giro del mondo. E’ un bambino dell’Iraq che ha perso la madre e la disegna per terra col gesso per poterla, in qualche modo, ancora abbracciare.

 

di Ernesto Lupacchio

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