Ippoterapia

L’ippoterapia si rivolge ad un’ampia utenza: disabilità fisica e sensoriale, disabilità psichica e ritardo mentale, sindrome di Down, disturbi generalizzati dello sviluppo, i disturbi della condotta e i deficit di attenzione ed iperattività, disturbi d’ansia e dell’umore.

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Ippoterapia
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Considerando che i cavalli sono stati addomesticati in Estremo Oriente ben 5000 anni fa, e poi cavalcati circa 2000 anni dopo, il concetto di utilizzo del cavallo per terapia ci risulta molto molto giovane.
Ad Amburgo, nel 1982, l’International Riding Congress distingue, all’interno della riabilitazione equestre, tre diverse fasi o metodologie di intervento terapeutico:

  • l’ippoterapia propriamente detta costituisce l’approccio iniziale al cavallo e al suo ambiente, si svolge prima a terra e successivamente sull’animale con l’aiuto di un accompagnatore.
  • la rieducazione equestre che vede il cavaliere impegnato nella conduzione attiva del cavallo, sotto il controllo del terapista, e mira a raggiungere quegli obiettivi tecnico specifici secondo il programma terapeutico stabilito.
  • L’equitazione pre-sportiva che rappresenta invece il raggiungimento di una notevole autonomia del soggetto con possibilità di svolgere normale attività di equitazione, talora agonistica.

L’ippoterapia, che va considerata una co-terapia (non si sostituisce alla riabilitazione tradizionale o al farmaco, ma è complementare), si rivolge ad un’ampia utenza: disabilità fisica e sensoriale (disturbi motori,visivi o uditivi) disabilità psichica e ritardo mentale, sindrome di Down, disturbi generalizzati dello sviluppo, in primis quelli di spettro autistico, i disturbi della condotta e i deficit di attenzione ed iperattività (ADHD), disturbi d’ansia e dell’umore.
La presenza dell’animale contribuisce ad aumentare l’affettività, l’attenzione, la memoria, l’autostima e la socializzazione, le abilità comunicative, il senso di responsabilità, l’interazione ludica e le abilità manuali e il controllo dell’ansia e dell’eccitazione: esso non è terapeuta, ma diventa FACILITATORE di disposizioni positive grazie al rapporto che si viene ad instaurare con il cavaliere, nella semplicità di una relazione chiara e priva di giudizi.
Il cavallo infatti è concentrato sull’HIC ET NUNC, il qui e adesso, che noi, purtroppo, deviati dalla nostra cultura “ di prospettiva”, di “velocità”, molto spesso non riusciamo a tenere in considerazione e lui, nel bisogno di soddisfare la sua natura di animale sociale, ci riporta alla dimensione dell’essere insieme, presenti nel presente, in una comunicazione che va oltre il linguaggio verbale e svela la nostra vera condizione emotiva.
La dottoressa Gehrke ha dimostrato che la “coerenza cardiaca” che si verifica tra due cuori umani (uno stato ottenibile sintonizzandosi su pensieri di amore e gratitudine e che produce una frequenza di variabilità cardiaca armonica, migliorando l’attività parasimpatica, la sincronizzazione cuore-cervello e con gli altri sistemi fisiologici) è possibile anche tra uomo e cavallo. Quando cerchiamo di dissimulare uno stato d’animo negativo (tristezza o paura ad esempio) ed avviciniamo un cavallo, lui sente che nella nostra energia c’è qualcosa di incongruente e, semplicemente, non si sente al sicuro; come tutte le prede, ha sviluppato la capacità di sentire l’energia emotiva dei suoi predatori e di reagire istintivamente.
Il cavallo non ci giudica, ma viene spaventato dalla nostra incongruenza: ci richiede autenticità. Una persona autentica ha armonia tra il suo sentire ed il linguaggio del suo corpo, si accetta e si accoglie nella pienezza del suo sé.
I cavalli non ci chiedono di cambiare, ma di essere tutto quello che siamo, loro vogliono stare “con coloro che vogliono stare con se stessi”.
Oltre ad essere estremamente sensibile ed in grado di generare emozioni intese che rinforzano l’apprendimento, il cavallo si muove alle varie andature con movimenti ritmici e per questo prevedibili, ai quali perciò è più facile adattarsi con i movimenti del corpo, reclutando numerosi gruppi muscolari. Tramite il contatto con un animale di grandi dimensioni, che aiuta la presa di coscienza e la conoscenza di sé e del proprio corpo, si ottiene una forte stimolazione tattile, cui si associano le stimolazioni visuo-spaziali fornite dal particolare ambiente che sollecitano un’attenzione visiva finalizzata, facilitando così l’acquisizione della dimensione dello spazio. Infine il cavallo ha tutta una serie di caratteristiche desiderabili che “presta” a chi lo monta, trasmettendogli senso di protezione, di autostima e fiducia in se stessi.
Quale migliore esperienza allora per chi invece, data la sua condizione, è bombardato da stimoli che spesso, anche involontariamente, lo conducono proprio nel senso opposto?

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