La paura di amare e di non essere degni d’amore

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La paura di amare e di non essere degni d’amore
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L’amore è qualcosa di essenziale per la nostra esistenza, necessario come l’aria. Tutti ne sentiamo il bisogno in quanto rappresenta la differenza tra il vivere e il sopravvivere. Anche se lo sperimentiamo pienamente, non ci sembra che ce ne sia mai abbastanza. Proprio perché è così importante, desiderato e agognato, l’idea di non averlo ci spinge a fare cose spesso considerate folli, mai quanto quelle indotte dal timore di perderlo. Il fatto è che l’amore e la paura vanno spesso a braccetto, perché possedere l’amore implica anche la possibilità di non averlo più.

L’angoscia di non sentirsi meritevoli d’amore

Amare ed essere amati, il sentimento apparentemente più semplice ed immediato, il moto dell’anima che dà gioia senza nulla chiedere… Un sentimento che ci mette al riparo dalla solitudine, che fa di due spazi contrapposti un ‘noi’ comune, può venirci da un partner, dai genitori o da un figlio. L’amore accetta chi ama, senza volerlo cambiare, è il sentimento che comprende e non giudica. Ognuno di noi vorrebbe vedere negli occhi di chi dice di amarci proprio questa accettazione incondizionata, vorremmo essere riconosciuti e prediletti per quello che siamo: ‘Ti amo perché sei tu, non perché sei bello, perché hai prestigio o potere, non perché sei un vincente nella vita o sei sexy.
Ti amo anche quando hai paura, quando sei debole e sconfitto; quando ti arrabbi e sei insopportabile..’
Per poter sperimentare l’amore, per essere amati e, per credere di meritarlo, dobbiamo avere il cuore aperto, il che implica vigilare sulla tendenza del nostro IO il quale si abbandona ad aspettative, critiche e pregiudizi.
Quando amiamo e siamo amati sperimentiamo l’unità con l’altro e il nostro cuore non ha più ‘freddo’. Ci sentiamo protetti e al sicuro, siamo felici ed energeticamente espansi. In questo spazio è come se tutto assumesse una tinta più luminosa e bellissima.
Essere nella vibrazione del cuore ci fa essere generosi, il nostro amore è infinito e non abbiamo bisogno di circoscriverlo a poche persone, né di dosarlo, perché più ne diamo, più ci ritorna. Parlo ovviamente di quel sentimento che trova in se stesso la sua giustificazione: NON amiamo per ottenere qualcosa, amiamo e basta, e quando accade è magia..
Ma per sperimentare questo stato di grazia dobbiamo fidarci dell’altro, senza paura che ci ferisca, e, di contro, dobbiamo anche credere con convinzione, di essere meritevoli a nostra volta di questo sentimento. Questo purtroppo non accade di frequente, proprio perché spesso siamo noi per primi a NON AMARCI, e dunque ad avere paura di non essere degni d’amore.
La decisione che fa prevalere questo timore, di non essere un degno oggetto d’amore, di solito ha radici remote, nell’infanzia. Come sappiamo, i genitori rappresentano la nostra prima fonte di affettività, e pertanto la nostra prima sorgente d’amore. Se le impressioni che abbiamo avuto all’epoca, sono bloccate e non vengono revocate, possono compromettere tutta la nostra vita affettiva da adulti. In poche parole, non è importante quello che hanno fatto, ma l’interpretazione che ne abbiamo dato alla luce della nostra sensibilità. Se ad esempio nostro padre era troppo impegnato, avremmo potuto intendere il suo comportamento come disaffezione nei nostri confronti, deducendone che non ci amava. Il processo di pensiero potrebbe non fermarsi qui: in genere il passo successivo è infatti decidere che, se lui non ci accettava e apprezzava, era perché eravamo NOI a essere carenti e sbagliati. Ecco la decisione, TUTTA NOSTRA, che ci marchia come ‘colpevoli ed immeritevoli d’amore’. O ancora, avendo avuto una madre iperprotettiva e ansiogena, potremmo interpretare la sua attenzione patologica come un atto di sfiducia nei nostri confronti, e da qui a non sentirsi degni d’amore il passo è breve! Oppure un altro scenario che, pur essendo diverso, potrebbe determinare un’analoga conclusione è questo: se da piccoli abbiamo subìto un lutto, a causa di una malattia o di un incidente, o un abbandono da parte di uno dei nostri genitori, potremmo decidere che la loro assenza dipende dal fatto che siamo stati ‘cattivi’ e, quindi, meritiamo una punizione.. E quale può essere un castigo peggiore che toglierci l’amore? Se abbiamo deciso di leggere l’esperienza vissuta come un ‘tradimento d’amore’, ci sentiremo rifiutati e abbandonati, una delle situazioni che minano maggiormente il nostro equilibrio affettivo di base. Una volta respinti, alimenteremo la paura di non meritare l’amore e, da quel momento in poi, rivolgeremo questo ‘non amore’ verso noi stessi con la possibilità piuttosto concreta che ciò inneschi un meccanismo autodistruttivo nelle relazioni future.
La paura di non meritare l’amore e di soffrire ancora, creerà un muro che nel tempo alimenteremo, facendolo crescere a dismisura. Ci isolerà, alienandoci sempre di più da questo sentimento vitale. Arriveremo a non accettare il fatto naturale di arrenderci all’amore, perché così risveglieremmo quei sentimenti dolorosamente repressi. Il nostro comportamento determinerà una distanza dagli altri, rendendoci separati e isolati, e confermerà la paura di essere colpevoli e indegni d’amore.
Se non revochiamo questo fatidico ultimatum del ‘Se sono stato abbandonato, sono colpevole’, la nostra vita affettiva sarà un disastro. E l’amore si allontanerà sempre di più dalle nostre vite, mentre la paura amplierà il suo dominio…
Per avere una vita affettiva sana dobbiamo revocare la decisione presa in passato: la paura di non essere degni e ,quindi, di non meritare l’amore. Se non poniamo dei ripari, rischiamo sempre di più di cadere nell’angoscia di chiedere ciò di cui abbiamo bisogno, cioè l’amore, ma di restare convinti nel profondo che comunque non lo riceveremo. Se abbiamo ‘deciso’ di non meritare l’amore e ci comportiamo come se dovessimo espiare una fantomatica colpa, per prima cosa dobbiamo vedere la nostra ‘innocenza’. Non c’è ragione per cui ci debba essere negato l’amore, perché tutti noi siamo esseri amorevoli e degni.
Impariamo ad avere fiducia nell’abbondanza dell’universo perché, abbandonando il timore che per noi non ci sia mai abbastanza amore, smetteremo l’atteggiamento di ‘afferrare dalla vita’, invece che riceverne i doni. Sentiamoci puri, e pensiamo di meritarci tutto l’infinito amore che è lì, pronto per noi.

La paura di amare

Eccoci alla paura forse più grossa che caratterizza i giorni nostri: la paura di amare.
Da dove nasce questa decisione così drastica e così invalidante per la nostra vita?
Una volta, amare ed essere amati era la cosa più naturale del mondo.
Oggi, sebbene amare sia considerato socialmente positivo, ce lo hanno insegnato come lodevole ed auspicabile, ci hanno anche detto (anche se non sempre in modo diretto), che non dobbiamo mai abbassare la guardia, dobbiamo sempre mantenere il controllo della nostra vita… e questo non è esattamente amore! Ecco perché, pur sempre agognato e celebrato, questo sentimento ha molti aspetti che spaventano.
L’amore richiede il lasciarsi avvicinare oltre ogni difesa, l’essere aperti all’altro senza pregiudizi e, soprattutto, senza timori. Reclama un’assenza di giudizio e di critica che, spesso, non siamo in grado di attuare, e ha bisogno dell’accettazione incondizionata dell’altro, cosa che si scontra con l’istanza culturale di plasmare l’altra persona secondo i nostri criteri.
Bisogna convenire che nella vita è pressochè impossibile arrivare all’età di amare senza avere almeno qualche ferita nel cuore. Dal primo amore che finisce, alla separazione dei genitori, o alla perdita della persona cara, abbiamo tante possibilità di prendere la fatidica decisione che può farci chiudere il cuore. Non è tanto importante l’entità dell’evento che abbiamo vissuto, bensì la percezione che abbiamo scelto di averne. I fatti oggettivi vengono sempre filtrati dalla nostra sensibilità, dall’interpretazione che scegliamo di dare in quel momento. In seguito a un tradimento, ad esempio, potrei decidere che ‘l’amore fa male’, oppure, se l’abbandono è drammaticamente definitivo, che ‘le persone che amo muoiono’. Ma è sufficiente anche un rapporto genitoriale invadente e castrante per farci dire che ‘l’amore brucia’. Questi eventi non sono certo straordinari, ma possono portarci ad avere una difficoltà ad amare incondizionatamente per paura di soffrire. In questo caso scattano come tagliole i meccanismi di autodifesa, che, all’inizio funzionano come scudo protettivo del cuore verso il mondo esterno, ma poi ci impediscono di amare noi stessi in quanto presto ci troviamo murati nella nostra torre di controllo, soli nel mondo. Per ovviare a questa paura, che ci limita pesantemente nella nostra affettività, l’unica cosa è ARRENDERSI. Forse soffriremo, ma è solo una possibilità, mentre con la paura di amare soffriamo di sicuro. Perché, senza amore, si vive proprio male.

Il disamore

Se non riusciamo ad arrenderci all’amore, ciò determinerà due atteggiamenti ‘compensatori’ di tipo diverso, ma servono entrambi a sopperire al buco del disamore, al disagio generato dalla chiusura verso gli altri e verso noi stessi. Il primo è la DIPENDENZA AFFETTIVA, in genere prodotta dalla paura di non meritare amore. Poiché non siamo in grado di vivere il rapporto come scelta, ripiegheremo sul BISOGNO, aggrappandoci agli altri perché temiamo di essere abbandonati. Proprio perché non ci riteniamo degni di ispirare amore, ‘faremo sempre qualcosa in cambio’. Sceglieremo solo chi ha bisogno di noi, così sarà fortemente motivato a non lasciarci. È chiaro che con questa modalità non saremo liberi di scegliere ciò che è giusto per noi, poiché le nostre decisioni saranno sempre e soltanto finalizzate a ‘non perdere’ l’altro. Con ogni probabilità, allargheremo tale modus operandi dalla coppia a tutti coloro che hanno importanza per noi e, per tacitare la paura di non essere amati,ci immoleremo sull’altare del servizio, sacrificandoci per tutti.
Tutto questo però non è mosso dall’amore, bensì dalla PAURA e dal BISOGNO.
Un’altra modalità che spesso usiamo per colmare il baratro del disamore è la ‘recita’ della pantomima: compiamo atti d’amore ma, rigorosamente senza amore! Usiamo il sesso, che apparentemente rappresenta un buon succedaneo, per ottenere quella vicinanza all’altro che ci serve per vivere. Difficilmente però funziona: l’amore e il sesso sono due vibrazioni che si appartengono ma soddisfano necessità diverse e come tali vanno onorate. Mistificare un’energia, quella sessuale, con un’altra, quella amorosa, significa perdere il senso di entrambe. In questo modo pretendiamo amore dagli altri, ma nel rapporto siamo controllati e seduttivi, attenti a non farci coinvolgere. Il rapporto affettivo, se così può chiamarsi, sarà controllato e altamente competitivo, del tipo ‘io vinco, tu perdi’, un comportamento molto lontano dall’amore…

 

di Bianca Pane

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