Diritti inespressi: cosa sono e a chi spettano

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Diritti inespressi: cosa sono e a chi spettano
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I diritti inespressi sono degli errori di calcolo della pensione o maggiorazioni subentrate dopo la liquidazione della pensione ma non pagate. Rappresentano quei diritti che spettano ad alcuni pensionati e che vanno dal riconoscimento all’integrazione al trattamento minimo sulla pensione, alle maggiorazioni sociali che scattano con l’età e con determinati requisiti di reddito, ai supplementi, alla quattordicesima mensilità, agli assegni al nucleo familiare ed alle prestazioni a favore degli invalidi civili. Prestazioni erogabili (entro certi limiti anagrafici e di reddito) che in alcuni casi, l’Inps – se in possesso dei redditi aggiornati del pensionato – eroga d’ufficio al compimento del requisito anagrafico mentre, il più delle volte, solo dietro “espressa” richiesta da parte dell’interessato.
Da qui il nome di diritti inespressi in quanto il pensionato non li chiede e l’Inps non li eroga in automatico.

Chi sono i pensionati che ne hanno diritto?

Sono tanti i pensionati che non sanno di avere diritto mensilmente a importi maggiori: somme non richieste, dovute, ma non versate dall’Inps a causa di errori, calcoli sbagliati o domande mai fatte. In particolare sarebbero circa sei milioni i pensionati che possono richiedere i diritti inespressi: una pensione su tre potrebbe essere aumentata, ma chi ne può avere diritto non è adeguatamente informato.
Per i pensionati con assegno pari o inferiore a 750 euro mensili, sarebbero previste integrazioni che devono essere esplicitamente richieste dal cittadino interessato. In particolare, i pensionati che hanno un età superiore a 65 anni e percepiscono una pensione lorda inferiore a € 750 hanno diritto a ricevere la quattordicesima che viene erogata nel mese di luglio ma alcuni pensionati non la ricevono perché l’Inps –per errore- non la riconosce automaticamente se non vi è una preventiva domanda; un altro esempio di integrazione da richiedere è la maggiorazione dell’assegno pensionistico che si ottiene per coloro i quali hanno familiari a carico invalidi, oppure che sono momentaneamente senza reddito da lavoro.

Come fa il pensionato a sapere se quello che percepisce è corretto?

Per capire se ci sono errori nella pensione si deve consultare il cedolino e il cud che da qualche tempo l’Inps non invia più a casa del pensionato: senza il cedolino di pensione e senza il modello cartaceo ObisM, il pensionato non ha più la corretta e giusta informazione sugli importi, sulla perequazione automatica annuale, sulle ritenute e sulle modalità di pagamento dell’assegno. Il povero pensionato può conoscere la propria situazione pensionistica solo attraverso internet, dal portale Inps, ma il più delle volte chi ha la pensione minima non ha internet e quindi non ha la possibilità di ottenere questi due importanti documenti utili per capire se ci sono errori e se si ha diritto a una maggiorazione. La soluzione? mettere mano al portafogli e richiedere il proprio cedolino all’ufficio postale al costo di ben 6 euro, oppure allo sportello Inps competente di Castellammare di Stabia. Nel cedolino troviamo l’assegno pensionistico mensile, nel cud che è annuale tutta la propria posizione, comprese le tasse pagate

Cosa fare?

Solo controllando cud e cedolino si può sapere se ci sono errori e se si hanno dei diritti inespressi che giustificano la richiesta di ricalcolo della pensione. È doveroso precisare che non tutti i pensionati possiedono i requisiti (reddituali ed anagrafici) richiesti per la concessione delle prestazioni di sostegno al reddito perciò chi ritiene di averne diritto deve avanzare apposita domanda documentata all’Inps e solo così alla stessa può conseguire il ricalcolo della pensione con le somme dovute. Solo presentando la domanda con il ricalcolo degli importi dovuti, si ottiene la maggiorazione. Per richiedere il ricalcolo della pensione è necessario essere in possesso del pin dispositivo. Consigliabile è dunque un controllo della propria pensione, per verificare la spettanza di diritti inespressi, attraverso il portale INPS.

In conclusione

Il problema dei “diritti inespressi” sta creando delle false aspettative in molti pensionati, al punto che gli stessi lamentano la loro legittimità a percepire fino a 300,00 euro in più al mese sulla propria pensione. Tale aspettativa non è realistica: nella maggior parte dei casi, infatti, le somme ottenibili si assestano intorno ai 40-50 euro mensili, indubbiamente un valore aggiunto importante per chi percepisce una pensione minima e per tutti quei pensionati che, aiutando figli e nipoti, svolgono una funzione fondamentale di ammortizzatore sociale all’interno della famiglia. Perciò anche dieci euro in più al mese possono far comodo per sopportare meglio situazioni economiche difficili. Inoltre, non solo è possibile chiedere che la maggiorazione della pensione sia aggiunta alla somma percepita, ma il pensionato può anche pretendere che vengano retroattivamente rimborsati i diritti inespressi spettanti fino a 5 anni prima.

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