Ipertermia Computerizzata e Standardizzata (ICT) – Seconda Parte

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Ipertermia Computerizzata e Standardizzata (ICT) – Seconda Parte
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In questo numero parleremo delle modalità di trattamento, delle indicazioni terapeutiche e delle controindicazioni dell’ipertermia computerizzata e standardizzata.

Modalità di trattamento

I parametri da tener presente nella pianificazione del trattamento sono:

  1. Profondità del tessuto: Questo comporta la scelta della potenza della sorgente a microonde e della temperatura del bolus.
  2. Tipo di tessuto: Se il tessuto è molto vascolarizzato è necessario utilizzare una temperatura d’esercizio elevata, perché il tessuto tende facilmente a raffreddarsi tramite la circolazione sanguigna.
  3. Condizione fisica del paziente: L’apparato muscolare di un atleta richiede una potenza e un livello termico più elevato rispetto ad un individuo sedentario, per le masse muscolari diverse.
  4. Fase clinica: La fase acuta è spesso un territorio “off limits” per l’ipertermia.
  5. Risposta clinica: La capacità di sopportazione al calore del paziente è l’indicatore più importante per l’operatore.

Indicazioni terapeutiche

1. Patologie muscolari
• Contratture: l’ipertermia aumenta la circolazione sanguigna dei fasci muscolari in acidosi e riduce i tempi del riequilibrio metabolico; può essere eseguita già dalle prime fasi sintomatologiche con un effetto antalgico sorprendente.
• Lesioni muscolari: l’ipertermia può essere usata a partire dalla fase sub-acuta, cioè quando l’ematoma ha terminato la fase di espansione.
2. Tendiniti e capsuliti: le tendiniti sono causate da sovraccarichi funzionali immediati o ripetuti nel tempo, questi ultimi comportano l’instaurarsi di processi flogistici cronici che causano il passaggio da una tendinite ad una tendinosi caratterizzata dalla frammentazione delle fibre collagene e dalla formazioni di cisti. Queste fibre, essendo più deboli, spesso si rompono, innescando un nuovo fenomeno flogistico. Il tessuto fibroso essendo poco irrorato, ha dei processi di guarigione lenti. L’ipertermia può spezzare questo circolo vizioso della tendinite cronica inducendo una vasodilatazione nella circolazione locale: l’accorrere di nuove cellule macrofagiche e l’incremento dell’ossigenazione rivitalizzano il tessuto fibroso.
3. Artrosi: per agire sul tessuto osseo e cartilagineo si consiglia di erogare delle potenze dell’ordine dei 30-65 watt con un delta termico modulato in base alla profondità.
4. Lombosciatalgia: il trattamento deve essere eseguito lontano dalla fase acuta, per evitare che l’ipertermia indotta aggravi l’edema e l’eventuale compressione delle strutture radicolari.
5. Sindromi canicolari: con tale termine si indica la patologica condizione di alcuni tronchi nervosi periferici che rimangono intrappolati in angusti spazi anatomici (sindrome del tunnel carpale). La compressione altera la circolazione ed induce una degenerazione delle fibre nervose.
È opportuno erogare una bassa potenza (30 watt) con delta termico limitato (1°C). I parametri devono consentire una vasodilatazione nei vasa vasorum del tronco nervoso senza causare la congestione del nervo stesso e relativo aumento del conflitto.

Controindicazioni

Controindicazioni assolute: i pacemakers cardiaci, le protesi uditive, le protesi o le sintesi metalliche nella stessa zona o in stretta vicinanza della zona di trattamento. È controindicata in caso di insufficienza circolatoria di grado medio e grave, di diatesi tromboembolica, di infezioni locali o sistemiche, di neoplasie maligne e alla presenza di zone cutanee con anestesia termodolorifica.
È controindicata in caso di gravidanza e in presenza di cartilagini di accrescimento.
Controindicazioni relative: presenza di aree ipoestesiche o di aree ischemiche, il diabete, l’obesità e la fase acuta delle patologie infiammatorie.

 

di Daniele Grieco

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