Il Bonding o legame profondo tra madre, padre e figlio

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Il Bonding o legame profondo tra madre, padre e figlio
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Cos’è e come avviene

Il bonding è un processo nel quale si stabilisce un legame emotivo ed affettivo profondo tra i genitori e il loro bambino. Lo definirei come l’amore che inebria la nuova famiglia.
Spesso si parla di bonding tra madre e figlio, in realtà è importante che questo processo non riguardi solo una coppia, ma una triade: madre, padre e figlio.
Questo legame è indispensabile, perché permette alla specie umana di accudire e proteggere i propri piccoli e di non abbandonarli. Il processo del bonding può iniziare già da quando il bambino è nell’utero materno, quando i genitori cominciano ad immaginarlo, ci parlano, lo percepiscono. Questo legame profondo si stabilisce, solitamente, appena dopo la nascita, nel cosiddetto “periodo sensibile”, ovvero nelle due ore successive al parto, in cui la mamma gode di alti livelli di ormoni prodotti durante il travaglio, quali in particolare l’ormone dell’amore (l’ossitocina) e le endorfine, che donano alla donna sensazioni di profondo benessere, raggiungendo anche l’estasi. Nel periodo sensibile questi ormoni fanno innamorare la madre del proprio cucciolo e stimolano in lei l’accudimento, senza il quale il piccolo non ha garantita la sopravvivenza.
Anche il feto durante il travaglio ha prodotto degli ormoni, in particolare l’adrenalina raggiunge livelli altissimi. Questo fa sì che nelle due ore dopo il parto, tutti gli stimoli che il neonato riceve, rimangano impressi nella sua mente per tutta la vita, quindi quel legame profondo che instaura con i suoi genitori rimarrà in lui per sempre. Il bonding può comunque avvenire in qualsiasi momento della vita. Non è mai troppo tardi per creare un legame.

Elementi attraverso cui si crea un legame

Nei primi 60-90 minuti dopo la nascita, il bambino si trova nello stato di veglia tranquilla nel quale può aprire gli occhi, guardare e conoscere i genitori, ascoltare la loro voce, sentirsi rassicurato da quell’abbraccio che simula quello dell’utero. Guardarsi junge mama mit babyfavorisce il bonding, perchè gli occhi sono un mezzo di comunicazione molto efficace.
La natura ha fatto sì che i cuccioli d’uomo alla nascita riescano a vedere ad una distanza di circa 18-30 cm, corrispondente alla distanza che si stabilisce quando il bimbo è tra le braccia della mamma o del papà. Inoltre il neonato alla nascita è capace di distinguere i contrasti, come quello che c’è tra l’iride e la sclera degli occhi dei genitori oppure tra la pelle del seno e dei capezzoli della mamma.
Così il piccolo è come rapito dagli occhi dei suoi genitori e quest’ultimi, catturati dallo sguardo del loro bambino, se ne innamorano.
Se il papà è presente durante questo “periodo sensibile”, la donna può raggiungere con gli occhi anche lui e ri-innamorarsi del suo partner, fortificando il loro rapporto di coppia.
Un elemento fondamentale che contribuisce a creare un legame profondo con il proprio bambino è il contatto. Per questo, ad esempio, è importante che il bambino, appena nasce, venga adagiato sull’addome materno. Il contatto tra genitori e figli dona a quest’ultimi sicurezza, fiducia e affetto. Una volta adagiato il neonato sull’addome materno subito dopo la nascita, il piccolo sarà in grado di cercare da solo il seno della madre. Questo fenomeno viene chiamato in inglese “breast-crawl”. L’allattamento, oltre che nutrimento, è un’ulteriore forma di contatto che rassicura il neonato e rafforza il legame.
Anche l’udito contribuisce a questo processo. Il feto in utero può sentire la voce dei suoi genitori e quando nasce può riconoscerla.
Oltre alla voce il neonato riconosce l’odore della propria madre, uguale a quello del liquido amniotico che sentiva nell’utero materno. Così anche i genitori possono riconoscere l’odore del proprio bambino. Si consiglia alle mamme e ai papà di non usare profumi o deodoranti profumati dopo il parto, perché oltre ad essere fastidiosi per il bambino, impediscono al piccolo di riconoscere il loro odore.
Il bonding richiede comunicazione per poter avvenire. Si comunica con gli occhi, con la voce, con il tatto e il neonato comunica anche con il pianto.
Il pianto favorisce il processo del bonding perché fa sì che i genitori possano comprendere i bisogni del loro bambino, stimola l’accudimento e nella donna anche l’allattamento. Infatti quando la mamma sente il suo neonato piangere, i suoi livelli di ossitocina aumentano e quindi viene favorita la fuoriuscita del latte. Si comunica anche col sorriso, che contagia il bambino e che così lo ripropone ai genitori. Quest’ultimi sono soddisfatti di vedere il loro piccolo sorridere. Mentre nel terzo trimestre di gravidanza il feto diventa indipendente dai ritmi materni, dopo la nascita il bambino “si ri-sincronizza” con la madre e viceversa. Questa sincronia tra madre e figlio favorisce il legame tra di loro.
Il neonato imita i genitori, apprende e stampa dentro di se’ ciò che impara, le esperienze significative. Queste esperienze sono quindi delle impronte nel neonato, è così che questo processo prende il nome di “imprinting”.
Per favorire il bonding, quindi, è importante lasciare il neonato con i genitori nella loro intimità subito dopo il parto, una volta asciugato con un telino tiepido ed essendosi assicurati che sta bene. Qualsiasi altra manovra può essere fatta dopo il “periodo sensibile”. Prima bisogna dare spazio a questo legame importante.
Il bonding dipende da diverse variabili: l’ambiente, le caratteristiche dei genitori, il tipo di parto, lo stato di salute della mamma o del bambino, ecc.
Ciò che potrebbe ostacolare questo processo, ad esempio, è lo stato emotivo della madre, il suo stato psicosociale, aver subito delle violenze oppure allontanare subito il neonato dai genitori, promuovere l’allattamento artificiale piuttosto che l’allattamento al seno o l’aver avuto un parto difficile. A volte la situazione è difficile, ma altre volte basta stare attenti alle piccole cose per far si che si possa verificare un’esperienza così importante per la nuova famiglia.

di Tiziana Giglio

1 COMMENT

  1. mah non so se si possa mettere in connessione anche il padre… ci sono da tenere in considerazione diverse cose: anche l’ambiente in cui un bimbo si viene a trovare è importante..

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