La malattia: un messaggio dell’anima

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L’ansia, la fretta, la rabbia, la necessità di emergere o, semplicemente di sopravvivere, sono delle pessime consigliere, ci incalzano, accelerando la nostra vita e spingendoci senza scampo in una spirale perversa che si auto-alimenta. Ci affanniamo, cerchiamo di essere ‘all’altezza’ di tutti i modelli ideali, e quindi irraggiungibili, che ci vengono imposti in continuazione dalla società, dai media, dai nostri familiari, da noi stessi. In tutto questo arrancare, rincorrendo ora l’una ora l’altra di queste chimere, ci perdiamo. Perdiamo il contatto con quello che siamo veramente, con la nostra verità. Non sappiamo più chi siamo, non desideriamo i nostri desideri ma quelli che ci propinano gli altri, non conosciamo il nostro corpo perché non abbiamo tempo nemmeno di considerarlo, deve essere soltanto una macchina ben oliata che serve a raggiungere i nostri obiettivi.
Ignoriamo segnali importanti come la paura, il sentirci terribilmente soli, la mancanza d’amore. Facciamo finta che queste cose non esistono perché, se le prendessimo in considerazione, perderemmo tempo, quel tempo sprecato in una corsa frenetica in cui afferriamo cose o relazioni, o sentimenti da consumare e buttare. Non ci fermiamo perché, facendolo, potremmo renderci conto di quanto sia effimera la nostra costruzione, il nostro castello di carta, che non si basa sulla nostra verità, ma su quella di altri. Non ci fermiamo a riflettere perché, se lo facessimo, dovremmo convenire che molte cose nella nostra vita non vanno, e dovremmo ammettere, almeno con noi stessi, che molte andrebbero cambiate.
Non arrestiamo questa inutile corsa perché dovremmo chiederci: ‘Ma sei felice?’ E la risposta ci fa paura…
Questo è quanto temiamo maggiormente: modificare lo status quo, che ci dà un’illusione di solidità. Nel lavoro, nei rapporti affettivi, addirittura nel rapporto con le cose, quello che desideriamo maggiormente è che nulla cambi. E se ci guardiamo intorno ci accorgiamo che quasi tutti si comportano in questo modo. Eppure, la vita è cambiamento, per definizione.
Non ci può essere immobilità, staticità, solidità: tutto è in continuo divenire, proprio perché è vivo. A volte il disagio cresce a tal punto da non poter essere ignorato ma, se riusciamo a tener duro, appena questo passa, facciamo finta di niente e andiamo avanti. Peccato che la tensione dentro di noi non sia risolta e continui a lavorare in profondità.
Ma che c’entra tutto questo con l’avvento della malattia?

Come il disagio diventa sintomo

Le nostre emozioni parlano un linguaggio molto chiaro: non è difficile sapere se siamo felici, se ci ascoltiamo con rispetto, riusciamo a sentirlo e vederlo. Quando è così, il mondo ci sembra più luminoso, le persone intorno a noi sono più belle, tutto intorno a noi accade facilmente e ci vien voglia di sorridere. Ovviamente, è altrettanto facile comprendere quando siamo infelici, quando qualcosa non funziona per noi. Tutto sembra pesante, abbiamo paura di fare qualsiasi cosa, anche la più banale, perseguitati dalla sensazione di ‘non essere abbastanza’. Oppure ci sentiamo soli, non amati, o brutti e non desiderabili. A volte rinunciamo a dire la nostra verità, perché pensiamo che nessuno ci ascolti, ma le parole ci pesano in gola come macigni..
I disagi, che così accuratamente mascheriamo per non sembrare deboli, in questa società di supereroi, nascono semplicemente perché, a un certo punto, decidiamo di non essere noi stessi. Operiamo un ‘tradimento’ a noi stessi. E proponiamo fuori non l’immagine di quello che siamo, ma di quello che, secondo la cultura odierna, ‘dovremmo essere’ e cioè ricchi, potenti, magri e seducenti. Dunque ci sarà sempre qualcosa che ci manca o che dovremmo avere per essere felici.
Questo processo di occultazione della nostra vera essenza ci porta a non ascoltarci, a non dirci le cose veramente giuste per noi e che ci fanno davvero bene. Le menzogne che ci raccontiamo ci impediscono dunque di avere relazioni che ci nutrono veramente, un lavoro che ci gratifica e, non in ultimo, un corpo sano. La verità però resta che dobbiamo cambiare qualcosa e il disagio non ascoltato comincia ad ‘alzare la voce’ e lo fa attraverso la malattia.
Dunque la malattia porta fuori, in modo eclatante, ciò che ci stiamo facendo dentro. Le tensioni inascoltate, i disagi ignorati e misconosciuti, vengono così fuori sotto forma di sintomi patologici, mostrando in modo più evidente e concreto il malessere che abbiamo fatto finta di non vedere. Ma non c’è un modo per fare diversamente? Potremmo fermarci prima di ammalarci? SI. Guardando le cose da un altro punto di vista: quello ENERGETICO. La patologia reca un messaggio intrinseco, è uno dei modi in cui l’energia che abbiamo bloccato con le nostre false verità e false credenze, si manifesta purtroppo nel nostro povero corpo che ne fa le spese.. Ma non finisce così: se ci permettiamo di ascoltarci più nel profondo e di non mentire a noi stessi, possiamo guarire, e la malattia sarà stata solo una occasione di crescita ed autoconoscenza.

La malattia dal punto di vista energetico e spirituale

Ribaltare le proprie credenze quelle che ci hanno nutriti per venti, trenta, cinquant’anni e cominciare a guardare le cose da un altro punto di vista non è sempre facile, soprattutto in un campo come quello energetico e spirituale dove tutto è spesso intangibile. Siamo abituati agli effetti immediati e tangibili delle cose materiali, come quello della pillola che in dieci minuti ci toglie il mal di testa… Ci torna facile e comodo credere nel cambiamento usando questo tipo di espedienti quasi magici.. Invece nell’approccio energetico spirituale non c’è nulla di magico o astruso anzi, c’è tanto di umanamente possibile, perché ci invita a riconoscere che le chiavi del cambiamento e della guarigione fisica e psicologica, sono DENTRO DI NOI. Si tratta solo di volerle trovare. Dobbiamo abbandonare quel vittimismo culturale nel quale siamo cresciuti, quell’atteggiamento che ci fa sempre addossare a qualcuno la colpa della nostra infelicità o del nostro star male. Non devono esserci più frasi del tipo: ‘E’ colpa di mia madre’, o ‘Nessuno mi capisce..’. Per la legge della responsabilità, fulcro dell’approccio energetico spirituale, noi siamo gli artefici della nostra vita, attiriamo delle persone e delle esperienze che sono il risultato delle nostre scelte, dei nostri pensieri, delle nostre paure consapevoli o inconsce.
E soprattutto, dell’effetto che queste producono sulla nostra energia. Secondo l’idea spirituale noi siamo completi, sani e abbiamo tutti i talenti che ci servono per vivere al meglio. Non è proprio quello che ci hanno sempre insegnato.. Pertanto anche i nostri rapporti devono cambiare: se un rapporto affettivo o di lavoro non funziona, possiamo chiederci cosa dobbiamo trasformare in noi affinchè il blocco si sciolga oppure se c’è qualcosa che possiamo fare per aiutare l’altra persona che, magari, a sua volta è bloccata. Dunque ci sono molte cose da considerare e apprendere, ma i talenti ci sono e i mezzi si possono imparare….

 

di Bianca Pane

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